Costruiamo una discoteca: Richard Strauss Vier Letzte Lieder (Parte II)/ Building a library: Richard Strauss Four Last Songs (Part II)

Quali sono le qualità che deve possedere una cantante per affrontare i Vier Letzte Lieder al meglio? Come abbiamo visto ieri la perfetta copertura dell’estensione di soprano lirico (la parte spazia dal do centrale al si acuto). Deve inoltre possedere un controllo senza difetti dei tre registri perchè la scrittura di Strauss non si interessa minimamente della difficoltà che raggiungere alcune note messe alla fine o alla metà di una frase possa creare alla cantante. Ci vogliono anche una capacità di fiato notevole e una tecnica di canto solidamente basata sull’appoggio al diaframma, perchè le legature originali di Strauss sono a volte al limite delle possibilità (nonostante tempi eventualmente sostenuti), pena la perdita di focalizzazione della voce o addirittura dell’intonazione. Dal punto di vista interpretativo la cantante deve essere in grado di proporre una linea di canto quanto più perfetta possibile senza però tralasciare mai l’intellegibilità della parola e la sua espressione. Per esperienza diretta d’ascolto devo dire che i migliori risultati finora sono sempre stati raggiunti da cantanti con una carriera liederistica importante piuttosto che da soprano più aduse al repertorio teatrale. A questo punto: da chi li vogliamo ascoltare questi capolavori?

What are the qualities that a singer must have to deal at her best with Vier Letzte Lieder? As we saw yesterday: the perfect voice to cover lyric soprano extension (a range from middle C to high B). She must also have a control without defects of the three registers because Strauss’ writing did not care the least of the difficulties created to the singer to reach some notes placed at the end or in the middle of a phrasing. It also takes a remarkable ability to breath and a singing technique solidly based on diaphragm support, because the original bindings of Strauss are sometimes at the limit of the possibilities (although tempoes may be incurred): the risk is to loss the focus of the voice or even intonation. From the perspective of the interpretive singer must be able to offer a line of singing almost perfect without ever forgetting the intelligibility of speech and expression. For direct experience of listening I have to say that the best results, so far, have always been obtained by singers with an important career as a oratorio soprano rather than more aduse to the theatrical repertoire . At this point : for those who want to listen to these masterpieces ?

Kirsten Flagstad, Wilhelm Furtwängler, Philharmonia Orchestra (Testament)
Nonostante tutti i limiti vocali già segnalati ieri, è impossibile sottrarsi al fascino della prima volta assoluta! Una lettura di grande respiro drammatico che si contraddistingue per la disposizione inconsueta dei quattro lieder e il colore scuro della voce protagonista.
Despite all the vocal limitations already reported yesterday, it is impossible to escape the charm of the first time ever! A reading of large-scale drama that is characterized by the unusual arrangement of the four lieder and the dark color of Kirtsen Flagstad.

Elisabeth Schwarzkopf, Otto Ackerman, Philharmonia Orchestra (Naxos)
La prima volta della signora Testanera è la mia preferita: forse perchè è stata la mia prima edizione discografica dei Quattro ultimi canti. Con il senno di poi trovo il suo approccio troppo di testa (la successiva versione in studio con Szell è ancora più spinta da questo punto di vista) e la sua voce troppo artefatta. Se nella registrazione del ’53 c’è ancora della sp0ntaneità nella registrazione in studio del ’65 con il direttore americano di origine ungherese si può riconoscere una compnente di manierismo.
Ms. Blackhead’s first time is my favorite, perhaps because it was the first record edition i owned of the Four last songs. With the benefit of hindsight I find his approach too much intellectual (the next studio version with Szell is even more thrust from this point of view) and his voice too contrived. If in ’53 recording there is still some spontaneity in ’65 studio recording with the American director of Hungarian origin, we can discern a component of mannerism.

Lisa della Casa, Karl Böhm, Wiener Philharmoniker (Decca o Naxos)
Tra le edizioni per soprano lirico questa è sicuramente una delle mie preferite. Confrontata con Schwarzkopf, della Casa può anche apparire priva di personalità (Schwarzkopf è come Callas si ama o si odia!), ma la naturalezza del suo canto e l’accompagnamento in scioltezza del nonno Karl fanno di questa registrazione monofonica del 1953 una versione ineludibile nella discografia. Provate a confrontare l’inizio di Frühling di della Casa con Schwarzkopf dovreste immediatamente rendervi conto come la seconda sia più in diffcoltà nella tessitura grave della prima frase.
Among the release for lyric soprano voice this is definitely one of my favorites. Compared with Schwarzkopf, della Casa may also appear devoid of personality (Schwarzkopf is like Callas you may love them or hate them), but the naturalness of her singing and the fluency accompaniment of grandpa Karl make this monaural recording the 1953 version inescapable in the discography. Try to compare della Casa’s beginning of Frühling with Schwarzkopf one: you should immediately realize how the latter is more in diffcult in the low tessitura of the first phrase.

Martina Arroyo, Günter Wand, WDR Köln (Profil)
La mia Tove preferita (insieme a Eva-Marie Bundschuh) è l’eccezione che conferma la regola: un soprano principalmente teatrale che si cimenta con successo con i Vier letzte Lieder. L’ampiezza d’estensione vocale di questa cantante di colore americana è l’ideale per la pagina: ascoltate la tornitura brunita della frase d’apertura di Frühling e la perfetta tenuta del registro acuto. Qualcosa manca nell’espressione della parola, ma… chi si accontenta… gode!
My favorite Tove (along with Eva-Marie Bundschuh) is the exception that proves the rule: a mainly operatic soprano that engages successfully with the Vier letzte Lieder. The amplitude of vocal color of this American singer is ideal for the lieder: listen to Frühling’s burnished opening statement and the perfect control of the higher register. Something is missing in the expression of the word, but … those who are content …take delight!

Gundula Janowitz, Bernard Haitink, Concertgebouworkest (DGG)
Gundula Janowitz, Herbert von Karajan, Berliner Philharmoniker (DGG)

Se chiedete alla maggior parte degli appassionati qual’è la più bella versione dei Vier Letzte Lieder la risposta sarà: Janowitz/ Karajan (DGG). Per questo preferisco segnalare il live 1968 che vede la Janowitz accompagnata da un giovane Haitink alla testa della Concertgebouworkest di Amsterdam. Perchè? Perchè, quando ascolto la registrazione in studio con Karajan non riesco mai a liberarmi da una sensazione di eccessiva concertazione da parte del vecchio zio Herbie. La registrazione dal vivo è meno perfetta dal punto di vista vocale, ma l’accompagnamento di Haitink possiede un’immediatezza entusiasmante che l’elegantissima versione karajaniana sacrifica alla volontà di ottenere alchimie inaudite.
If you ask most fans what is the most beautiful version of the Vier letzte Lieder the answer will be: Janowitz/ Karajan (DGG). For this reason I prefer to suggest 1968 live that offer Janowitz accompanied by a young Haitink at the head of the Concertgebouw Orchestra of Amsterdam. Why? Because, when I listen to the studio recording with Karajan I can never get rid of a feeling of excessive studying by the old Uncle Herbie. The live recording is less than perfect in terms of voice, but the accompaniment of Haitink has an exciting immediacy that Karajan’s elegant version sacrifices to the desire to achieve unheard orchestral alchemy.

Birgit Nilsson, Leif Segerstam, Swedish RSO (Bluebell)
L’unica testimonianza audio della più grande vocalista wagneriana in questi lieder proviene da una registrazione dal vivo del 1970. La bellezza e la perfezione della linea vocale è fuor di dubbio, ma la mancanza di calore espressivo scolpisce il tutto con la freddezza e la precisione di un rasoio. E’ un crepuscolo molto nordico dalla luce fredda e trasparente quello che propone Nilsson, ben lontano
dall’Abendrot suggerito da Eichendorff e Strauss.
The only audio legacy of the greatest Wagnerian vocalist in these lieder comes from a live recording of 1970. The beauty and perfection of the vocal line is beyond doubt, but the lack of expressive warmth sculpts all with the coolness and precision of a razor. It’s a very nordic twilight cold and transparent the one proposed by Nilsson, very far from the Red Twilight suggested by Eichendorff and Strauss.

Lucia Popp, Klaus Tennstedt,London PO (EMI)
Lucia Popp, Georg Solti, Chiacgo SO (Decca DVD)

Forse l’edizione che amo di più. La bellezza musicale dell’accompagnamento di Tennstedt sostiene come pochi altri interpreti hanno saputo fare la bellissima linea vocale della cantante boema. E’ vero nel registro acuto la voce tende un po’ a chiudersi, ma l’espressione è perfetta e la tenuta del fraseggio senza incertezze. Esisterebbe anche un versione in video dal vivo con Solti, ma il direttore ungherese, come confermerà anche nella registrazione in studio con Kiri Te Kanawa, non è interprete ideale per una pagina che gioca sul trascolorare dei timbri orchestrali e sulla lunghezza dell’arcata espressiva.
Perhaps the edition that I love the most. The beauty of Tennstedt’s musical accompaniment substain wonderfully the beautiful vocal line of the Bohemian singer. It ‘s true in the high register her voice tends to be a little’ close, but the expression is perfect and the tightness of the phrasing without uncertainties. There would be a live video version with Solti, but the Hungarian conductor, as also confirmed by the studio recording with Kiri Te Kanawa, it is not ideal interpreter for a page that toys with the discoloring of orchestral timbres and expressive arch length.

Jessye Norman, Kurt Masur, Gewandhausorchester Leipzig (Philips)
Dal punto di vista vocale questa è forse l’edizione più sontuosa che si possa ascoltare. La voce brunita e profonda della cantante americana è impressionante, il suo perfetto controllo dei fiati e del fraseggio è spettacolare e la dizione tedesca da prima della classe. Certo il suo registro acuto non possiede la luminosità siderale che la Flagstad anni ’30 possedeva, ma la sua voce scura è sicuramente più vicina a questo ideale rispetto a tutte le cantanti ascoltate finora. L’unico limite è costituito dall’accompagnamento efficiente ma non certo travolgente di Masur.
From the perspective of the vocal tone this is perhaps the most sumptuous edition that you can listen to. The burnished and deep voice of the American singer is impressive, her perfect control of the breathing and phrasing is spectacular and the German diction is first class. Sure her high register does not have the brightness that the sidereal Flagstad of the ’30s possessed, but her dark voice is certainly closer to this ideal than all the singers heard so far. The only limit is from Masur’s accompaniment efficient but not overwhelming.

Anna Tomowa-Sintow, Herbert von Karajan, Berliner Philharmoniker (DGG)
Se nel 1974 Karajan avesse scelto Tomowa-Sintow invece di Janowitz forse il risultato sarebbe stato tale da annichilire qualsiasi altra possibilità di scelta discografica. Purtroppo nel 1985 la cantante deve scendere a patti con fiati al limite delle sue possibilità e con un organo vocale non più agile, riuscendo comunque a portare a casa un’esecuzione degna di rispetto. Questa edizione vale l’ascolto per un Karajan che, nel momento più buio della sua relazione coi Berliner, riesce a firmare un accompagnamento orchestrale luminoso, solare, caldo, avvolgente, appassionato, commovente…. talmente splendido da risultare doloroso all’ascolto.
If in 1974 Karajan had chosen Tomowa-Sintow instead of Janowitz perhaps the result would have been such as to annihilate any other discographic choice. Unfortunately in 1985, the singer must come to terms with breathing at the limit of its possibilities and with a vocal organ is not more agile, but still managed to bring home a performance worthy of respect. This edition is worth listening to a Karajan who, in the darkest moment of his relationship with the Berliner, fails to sign an orchestral accompaniment bright, sunny, warm, enveloping, passionate, moving …. so beautiful as to be painful to listen to.

Heather Harper, Richard Hickox, London SO (EMI)
Una versione molto sottostimata questa, che alla prova d’ascolto risulta invece di grande soddisfazione: a 57 anni il soprano irlandese ha ancora una voce ottima per bellezza timbrica e omogeneità di registro, tenuta del fiato e flessibilità di fraseggio. Richard Hickox è un ottimo accompagnatore vocale, ben noto agli appassionati grazie alle sue numerose registrazioni per l’etichetta Chandos, capace di sostenere e assecondare al meglio le necessità della solista allargando o stringendo il tempo con naturalezza a seconda dei casi. Tutto scorre con una naturalezza disarmante… forse troppo?
A very underestimated recording, that after the listening test results instead of great satisfaction: in her 57, the Irish soprano is in possess of a voice rich in beauty and consistency of tone, width of breath and flexibility of phrasing. Richard Hickox is a great voice accompanists, well known to the fans due to its many recordings for Chandos label, capable of supporting and fully satisfy the needs of the soloist widening or tightening the time naturally depending on the case. Everything flows with a disarming naturalness … maybe too much?

Soile Isokoski, Marek Janowski, RSO Berlin (Ondine)
Il soprano finlandese non è certo una voce nota per il pubblico italiano. In coppia con Marek Janowski ci consegna però una versione addirittura rapinosa del primo lieder contraddistinta da una facilità e agilità di emissione nonostante la speditezza del tempo scelto. Come già Hickox anche Janowski mostra una straordinaria attitudine ad accompagnare il canto con naturalezza rubando e modificando i tempi con grande spontaneità. Per intenderci siamo all’opposto della coppia Norman/ Masur, molto vicini a della Casa/ Böhm.
The Finnish soprano is not a familiar voice for the Italian public. Paired with Marek Janowski, however, gives us a version of the first lieder even rapturous characterized by an ease and agility emissions despite the rapidity of the time chosen. As already Hickox Janowski also shows an extraordinary aptitude to accompany the singing naturally stealing and changing times with great spontaneity. To be clear we are the opposite of the pair Norman / Masur, very close to della Casa/ Böhm.

Anja Harteros, Mariss Jansons, Bayerisches Rundfunk SO (BRK Klassik)
Secondo Alma la Harteros ha una voce poco fonogenica ed entrambe le sue registrazioni dei Vier Letzte Lieder patiscono questo limite. Nonostante questo la registrazione dal vivo effettuata nel marzo 2009 con Mariss Jansons a Monaco si propone come una delle migliori dell’ultimo ventennio grazie a una vocalità forse non irreprensibile, ma comunicativa e a un’accompagnamento orchestrale di grande nobiltà e flessibilità.
According to Alma recordings doesn’t bring justice to Harteros’ voice and both her recordings of Vier Letzte Lieder suffer from this limit. Despite this the March 2009 live recording with Mariss Jansons in Monaco itself as one of the best in the last two decades thanks to a voice perhaps not blameless, but communicative and an orchestral performance of great nobility and flexibility.
RC

3 risposte a “Costruiamo una discoteca: Richard Strauss Vier Letzte Lieder (Parte II)/ Building a library: Richard Strauss Four Last Songs (Part II)

  1. Personalmente, pur amando moltissimo le versioni Janowitz, Norman, Schwarzkopf e Popp ho un debole per Lisa della Casa che, ben lungi dall’essere superficiale, è di comunicativa senz’altro più diretta rispetto alla Schwarzkopf: il timbro argenteo della sua voce, accarezzato da dei Wiener marpioni come nessun’altra orchestra sa essere, è magicamente consolatorio, capace di riportare serenità e speranza anche nei momenti più affannosi della vita.
    Così sono i Vier Letzte Lieder, così è la sua Arabella, così è la sua Marescialla,immortalata in un live dal suono purtroppo non eccelso in una serata di pura grazia: Sena Jurinac nei panni di Octavian, Hilde Gueden in quelli di Sophie; nella fossa, ancora i Wiener, più che mai depositari della tavolozza coloristica di Richard Strauss, e Karajan sul podio, in quella che per me è l’esecuzione più sinceramente appassionata, diretta e commovente del Rosenkavalier.

  2. la versione masur-norman (la potenza della sua voce “scura”) mi appassiona veramente tanto… forse il compromesso tra interpreti e tipo di registrazione la rende una delle mie preferite… un saluto.

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