Costruiamo una discoteca: Beethoven e Brahms i Concerti per violino (Parte I)./ Building a library: Beethoven and Brahms’s violin concertos (Part I).

Il post di oggi è dedicato ai neofiti che dopo aver letto il post precedente vorrebbero conoscere i Concerti di Beethoven e Brahms per violino e orchestra. Mica è una cosa facile! Vi ricordate cos’è successo con le sinfonie di Beethoven? Ho fatto due liste, ma avrei potuto compilarne almeno altre dieci tutte di alto livello interpretativo. Ad esempio sto raccogliendo le idee per una lista di sinfonie beethoveniane per audiofili che abbiano, quindi, come primo requisito la qualità del suono.

Today’s post is dedicated to newbies who after reading the previous post would like to know the concerts of Beethoven and Brahms for violin and orchestra. It’s not an easy thing! Do you remember what happened with the symphonies of Beethoven? I made two lists, but I could compile at least ten other all of a high standard performances. For example, I am gathering ideas for a list of Beethoven’s symphonies for audiophiles who have, therefore, as a first requirement sound quality.

Cominciamo con il Concerto op.61 di Beethoven. Tenete presente che le edizioni discografiche di questo concerto registrate nel corso dell’ultimo secolo sono probabilmente più di duecento (è sempre difficile dare dati assoluti in questo campo) e che chi scrive ne conosce più o meno una cinquantina. Si tratta di una buona fetta del repertorio, che mi permette di avere una buona base di partenza, ma sono lontano dall’aver esaurito tutte le possibilità!

Let’s start with the Concerto op.61 by Beethoven. You should keep in your mind that the published editions of this concert recorded during the last century are probably more than two hundred (it is always difficult to give absolute numbers in this field) and that the writer knows directly more or less fifty. It is a good “chunk” of the repertoire, which allows me to have a good starting point, but I’m far from having exhausted all the possibilities!

Yehudi Menuhin, Wilhelm Furtwängler, Philharmonia Orchestra (EMI)
Un’edizione paradigmatica. L’orchestra epica e assertiva di Furtwängler fa da sfondo al violino fragile e umano (troppo umano!) di Menuhin. Nessun’altra coppia di interpreti ha saputo rendere in maniera altrettanto spirituale e coerente l’errabondo fiorire del violino nel secondo movimento.
A paradigmatic performance. Furtwängler’s epic and assertive orchestra is the backdrop to the fragile and human violin (all too human!) of Menuhin. No other pair of interpreters has been able to make a flourish wandering equally of the violin spiritual and consistent in the second movement.

David Oistrakh, Sixten Ehrling, Stockholm Festival Orchestra (Testament)
David Oistrakh, André Cluytens, Orchestra Nazionale della Radiodiffusione Francese (Regis)

Generalmente la critica consiglia la registrazione stereo francese dei primi anni ’60 per la flessibilità dell’accompagnamento e l’intoccata bellezza del suono di Oistrakh. Personalmente preferisco la registrazione mono del ’53 con Sixten Ehrling per il contrasto tra l’olimpica solarità espressiva del solista e lo scabro accompagnamento del direttore svedese.
Generally, all world reviewers recommend the French stereo recording of the early ’60s due to the flexibility of the accompaniment and the untouched beauty of the sound of Oistrakh. Personally I prefer 1953 mono recording with Sixten Ehrling for the contrast between the olympic expressive brightness of the soloist and the rough accompanying of the Swedish conductor.

Henryk Szeryng, Otto Klemperer, Philharmonia Orchestra (Testament)
Lo so, c’è una larga fetta della critica violinistica che considera Szeryng un bel violinista senza personalità! Potrebbe anche essere vero, ma questa registrazione dal vivo fine anni ’50 a Londra è diretta da Otto Klemperer che per una volta riesce a testimoniare la sua visione beethoveniana in questo concerto con uno strumentista in grado di confrontarsi con lui ad armi pari (in studio per EMI, Klemperer ha un tardo Menuhin musicale, ma inaridito dal punto di vista del suono). Klemperer scolpisce il suo consueto Beethoven marmoreo, ma Szeryng fa la differenza ricoprendolo con il velluto purpureo del suo suono… impressionante!
I know, there is a large part of the critics that considers Szeryng a violinist without a great personality! It may well be true, but this live recording from the late 50s in London is directed by Otto Klemperer that for once was enabled to share his Beethoven vision in this concert with an instrumentalist in a position to compete on equal terms with him (in studio for EMI, Klemperer has a late Menuhin sensitive, but dried up from the point of view of the sound). Like usual Klemperer carves his Beethoven from marble, but Szeryng make a difference covering all wiht the purple velvet of his sound … impressive!

Christian Ferras, Herbert von Karajan, Berliner Philharmoniker (DGG)
Anne Sophie Mutter, Herbert von Karajan, Berliner Philharmoniker (DGG)

Due edizioni discografiche legate, non alla presenza dello stesso violinista, ma a quella del direttore: lo zio Herbie! Ferras è il primo grande amore violinistico di Karajan, con lui il direttore registra tutti i capisaldi del repertorio violinistico approfittando senza “scrupoli” dell’alchimia particolare tra passione e stile francese del violinista. Mutter è invece la passione “senile” di Karajan che “adotta” la tredicenne e ne plasma indelebilmente lo stile in una serie di registrazioni magnifiche.
Two related issues linked, not by the presence of the same violinist, but to that of the conductor: Uncle Herbie! Ferras is the first great violinistic love of Karajan, with him, the conductor will record all the cornerstones of the violin repertoire without any “scruples” to taking advantage of the special alchemy between passion and style of the French violinist. Mutter however, is an old Karajan passion, who “adopts” the thirteen years old girl and shapes her style indelibly in a series of magnificent recordings.

Wolfgang Schneiderhan, Eugen Jochum, Berliner Philharmoniker (DGG)
Delle quattro registrazioni che il violinista viennese ci ha lasciato del capolavoro beethoveniano (van Kempen, Furtwängler, Celibidache) poniamo l’attenzione sull’ultima registrata in studio con Eugen Jochum agli inizi degli anni ’60. Già violino di spalla dei Wiener Philharmoniker Schneiderhan è un musicista magnifico prima ancora che un violinista, mentre Jochum è forse uno degli interpreti beethoveniani più rilevanti del secolo scorso. Da notare che la cadenza utilizzata in questa edizione è una trascrizione della cadenza pianistica originale scritta da Beethoven per la trascrizione per piano e orchestra del concerto.
Of the four records that the Viennese violinist left us of Beethoven’s masterpiece (van Kempen, Furtwängler, Celibidache) we focus on the last recorded in the studio with Eugen Jochum in the early 60’s. Former solo violin of the Vienna Philharmonic Schneiderhan is a magnificent musician more than a simple violinist, while Jochum is perhaps one of Beethoven’s most important performers of the last century. Note that the cadenza used in this edition is a transcription of the original cadenza written by Beethoven for the piano and orchestra transcription of the concert.

Viktoria Mullova, John Eliot Gardiner, Ochestre Revolutionaire et Romantique (Philips)
Delle tre edizioni su strumenti originali che ricordo e conosco (le altre sono Zehetmair/ Brüggen e Huggett/ Mackerras) questa è l’unica che mi sento di consigliare. Per carità: Mullova, lo sappiamo, è violinista “algida” e Gardiner è direttore “molle”, ma l’equilibrio è migliore rispetto alle altre due proposte. Mackerras sarebbe meglio, ma Huggett non ha la tenuta tecnica della Mullova, mentre Zehetmair potrebbe compensare Mullova, ma Brüggen è poco più che un vigile urbano.
There are three editions on original instruments that I remember and I know (the others are Zehetmair / Brüggen and Huggett / Mackerras). but this is the only one that I would recommend. For God sake: Mullova, we know, is a “icy” violinist and Gardiner is a “flabby”conductor but the balance is better than the other two proposals. Mackerras would be better, but Huggett has not the technique level of Mullova, while Zehetmair could compensate Mullova, but Brüggen is little more than a traffic cop.

Vadim Repin, Riccardo Muti, Wiener Philharmoniker (DGG)
Tra gli interpreti contemporanei questa registrazione è l’unica che mi sento di raccomandare come fondamento di una discoteca. Repin ha scelto il momento giusto per lasciare la sua testimonianza in questo concerto: a 40 anni è giunto a una maturità artistica sufficiente per affrontare l’impegno ed è ancora nel pieno delle sue capacità tecniche. I Wiener Philharmoniker diretti da Riccardo Muti accompagnano con uno stile viennese naturalmente ineccepibile.
Among the contemporary interpreters this recording is the only one that I would recommend as the foundation of a library. Repin has chosen the right time to give his testimony in this concerto: at 40 years old he has come to a mature artistic enough to deal with the commitment and is still in the midst of its technical capabilities. The Vienna Philharmonic Orchestra under Riccardo Muti accompany with a perfect viennese style .
RC

4 risposte a “Costruiamo una discoteca: Beethoven e Brahms i Concerti per violino (Parte I)./ Building a library: Beethoven and Brahms’s violin concertos (Part I).

  1. Chiarissimo. Grazie. (Per Fuffy una buona trippa… sei forte !!)

    • Dopo anni in negozio a sentirmi chiedere gli stessi titoli e gli stessi interpreti la saturazione porta a prendersi delle libertà. Nascono quindi interpreti come “lo zio Herbie” (Karajan), “Emilio” (Gilels), “Sviato lo slavo” (Richter), “la Sciura” (Cherkassky), “babbo David” (Oistrakh) o “Leonida” (Kogan), “nonno Carlo (Bohm) e “il Carletto (Kleiber). Le opere sono poi un bersaglio sin troppo facile: “Le cozze col sigaro”, “Il flauto tragico”, “Mitridate re sul Ponte”, “Umberto conte sulle bocche”, “Il traviatore”, “Arianna nella nassa”, “Arabrutta”, “Simon boccazozza”, “Beatrice in campeggio”, “Guglielmo hotel”, “Eugenio lo neghi” e via così storpiando.

  2. Articolo competente e utilissimo, come al solito, ma una cosa non l’ho capita: che cosa intendi per Gardiner direttore “molle” ? Potresti spiegarlo ?
    Con la consueta simpatia… P.

    • Diciamo che tende a mancare di incisività drammatica! Non bisogna confondere una certa “aggressività” ed esuberanza di suono con la capacità di sostenere e creare tensione drammatica in un’esecuzione. L’esempio pratico che mi viene in mente è il ponte che, nella Quarta di Schumann, porta dal terzo al quarto movimento, quello che comincia dal solo delle viole e si sviluppa in un crescendo che giunge all’accordo coronato prima dell’inizo del movimento finale. Se conosci la classica registrazione in studio di Furtwangler puoi provare ad ascoltarla, perchè la tensione che Fuffy riesce a creare è parossistica fin dalle prime battute in pianissimo. In molti anni di ascolti devo ancora trovare qualcuno che riesca pareggiarlo: non Sawallisch (EMI), non Konwitschny (Berlin) e neanche il mio amatissimo Bernstein. Karajan è magnifico, flessibilissimo, elegante, ma si ferma lì; Harnoncourt Zacharias e Dausgaard tanto per nominare una serie di integralisti schumanniani recenti non ci provano nemmeno e abdicano in partenza! Lo puoi ascoltare nel link qui di seguito da 22:38 in avanti.

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