I concerti per violino di Beethoven e Brahms? No, i loro precursori: Clement e Joachim!/ The violin concertos of Beethoven and Brahms? No, their precursors: Clement and Joachim!

beethoven
I concerti per violino di Beethoven e Brahms sono due capolavori universalmente noti, dallo stesso impianto tonale, che da molto tempo dividono equanimemente il mondo violinistico tra coloro che affermano Beethoven sia il più grande esempio di Concerto per violino e orchestra che la storia ci abbia tramandato e coloro che invece preferiscono Brahms. Quello che si può affermare con certezza è che, atmosfera espressiva a parte, i concerti beethoveniani che noi conosciamo op.61 per violino e op.73 Imperatore per pianoforte sono i modelli strutturali su cui tutto l’800 e anche parte del ‘900 basano il “concetto” stesso di Concerto per strumento solista e orchestra.

Beethoven and Brahms’s violin concertos are two masterpieces universally known that share same tonality. The violin fans divided their support between these concerts: there’s people who say Beethoven is the greatest example of Concerto for violin and orchestra that history has handed down and those who prefer Brahms. What we can say with certainty is that Beethoven’s concerts op.61 for violin and op.73 Emperor for piano are structural models on which all concertos of the XIX century are based. The expressive atmosphere on the other hand will change a lot specially at the beginning of the XX century.

Brahms e Joachim
Quello che non tutti sanno è che entrambi questi capolavori hanno avuto un precursore scritto dallo strumentista dedicatario del lavoro: Franz Clement (per Beethoven) e Joseph Joachim (per Brahms). Il rapporto musicale e personale tra Joachim e Brahms è noto e ampiamente testimoniato dalla storiografia musicale. Sappiamo che la loro relazione risale al periodo della formazione e che al violinista Brahms ricorre per mettere a punto la parte solistica del proprio Concerto op.77. Ciò che è meno noto è che Brahms è stato il direttore alla prima esecuzione assoluta del Concerto “In stile ungherese” di Joachim tenuta ad Hanover nel 1860 (come anche a diverse repliche successive) e che Carl Flesh abbia considerato questo concerto di terribile difficoltà esecutiva un punto di arrivo del concertismo romantico tedesco.

The curiosity, not very much people know, is that both of these masterpieces have been a precursor work written by the musician to which Beethoven and Brahms dedicatee their concerts: Franz Clement (Beethoven) and Joseph Joachim (Brahms). The musical and personal relationship between Joachim and Brahms is widely known and witnessed by music historians. We know that their relationship dates back to the period of formation and Brahms uses the violinist knowledge to develop the solo part of his Concerto op.77. What is less known is that Brahms was the conductor of the world premiere of the Concerto “In the Hungarian Style” by Joachim held in Hanover in 1860 (as well as in several subsequent performances) and Carl Flesh have considered this very difficult concert from the execution point of view like a milestone of the German Romantic violin concert music.

Il rapporto tra Clement e Beethoven è meno duraturo nel tempo e meno stretto se confrontato con quello tra Joachim e Brahms. Ma bisogna anche considerare le differenti personalità coinvolte: la misantropia beethoveniana aggravata progressivamente dalla sordità e la tendenza auto-distruttiva del genio musicale di Clement, che chiuderà la sua vita vagando come un barbone per le vie di Vienna, sono un ostacolo insormontabile. Comunque nel biennio 1805/ 06 il rapporto è talmente consolidato che l’Accademia organizzata dal Theatre an der Wien per il suo Konzertmeister nell’aprile del 1805 offre, oltre la prima esecuzione assoluta del Concerto per violino in re maggiore, anche la prima esecuzione in pubblico integrale della Sinfonia n.3 “Eroica” di Beethoven diretta dallo stesso autore. In quest’occasione probabilmente Beethoven e Clement si accordano per un nuovo Concerto scritto dal primo che viene eseguito con relativo successo nel dicembre del 1806. La storia di questa serata è abbastanza nota con il povero Clement costretto a leggere praticamente a prima vista la parte solistica a causa dei continui ripensamenti di Beethoven e l’esecuzione di una serie di variazioni eseguite con il violino rovesciato tra la prima e la seconda parte del programma.

The relationship between Beethoven and Clement is less lasting and less tight when compared with the Joachim and Brahms one. But we must also consider the different personalities involved: Beethoven’s misanthropy progressively worsened by the deafness and the self-destructive tendency of the musical genius of Clement (which end his life wandering the streets of Vienna as a homeless man), are an insurmountable obstacle. However, in the years 1805/06 the relationship is so consolidated that the Academy organized by the Theatre an der Wien for his concertmaster in April of 1805 provides, as well as the first performance of the Violin Concerto in D major, also the first full performance in public of Beethoven’s Symphony No.3 “Eroica” directed by the same author. On this occasion, probably Beethoven and Clement agree to a new Concerto written by the first that runs with relative success in December 1806. The history of this evening is fairly well known with the poor Clement practically forced to read at first glance the solo part because of the constant change ment of Beethoven and the amusing execution of a series of variations performed with the violin upside down between the first and the second part of the program.

Il dato musicale più importante in entrambi i casi è però costituito dalla evidente importanza che questi due lavori, oggi per lo più ignoti, hanno avuto nei confronti dei fratelli più celebri. Ascoltato con il senno di poi il Concerto in re del 1805 è un vero anello di congiunzione tra lo stile classico precedente di cui riprende talvolta una certa galanteria tematica e l’ampiezza strutturale e di forma che saranno poi del Concerto op.61 di Beethoven. Nel caso del Concerto op.11 di Joachim il dato saliente consiste nel differente approccio musicale all’idea stessa del concerto non più visto semplicemente come un modo per esprimere il virtuosismo dell’esecutore (Viotti, Spohr, Paganini), ma una composizione concertante nel più ampio senso dal punto di vista espressivo tanto che il critico Eduard Hanslick lo descrive come un poema sinfonico pieno di intelligenza e spirito.

In both cases the most important musical fact, however, is made ​​up of the obvious importance of these two works, now mostly forgotten, have had for their most famous brethren. Listened with the benefit of hindsight the Concerto in D of 1805 is a real link between the classic style of the previous period, from which takes a certain thematic gallantry, and the structural amplitude and shape that will be proper of Beethoven’s Concerto op.61. In the case of the Concerto Op.11 by Joachim the striking feature consists in different musical approach to the idea of a concert no longer seen simply as a way to express the virtuosity of the performer (Viotti, Spohr, Paganini), but a composition concertante in broader sense, from the point of view of expression, so that the critic Eduard Hanslick describes it as a symphonic poem full of intelligence and spirit.

RC

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