Destri o sinistri per me pari sono!/ On right or left for me are equal!

KolischQuartet
Paul McCartney a parte, vi è mai capitato di vedere uno strumentista o un direttore d’orchestra mancino all’opera? Tra i pianisti il mancinismo è piuttosto diffuso (Rachmaninov, Horowitz, Rubinstein, Glenn Gould tra gli interpreti storici, Grimaud e Andsnes tra i contemporanei), ma difficilmente riconoscibile. Anche tra gli strumentisti ad arco è piuttosto raro vedere uno strumentista mancino che tenga lo strumento al “contrario”. Generalmente ai mancini viene insegnato a “manovrare” lo strumento nello stesso modo di un destro (il mio vecchio compagno di studi Duccio). La storia ricorda il violinista Rudolf Kolisch (membro fondatore del Kolisch Quartet prima e del Pro Arte Quartet in seguito) costretto da un incidente giovanile a imparare a suonare il proprio strumento con la mano destra sulla tastiera: la foto qui di seguito mostra la disposizione anomala del Quatetto Kolisch dovuta alla sua particolare tenuta dello strumento. Cognato di Schoenberg Kolisch ha per tutta la vita un rapporto molto stretto con il padre della dodecafonia: è il Quartetto Kolisch a registrare (anche se in forma privata) l’integrale dei Quartetti per archi di Schoenberg negli anni ’30 direttamente preparati dall’autore stesso. Un’ altra peculiarità di questa formazione era costituita dallo scambio di parte tra i due violinisti, una pratica piuttosto rara condivisa in tempi moderni dal Quartetto Emerson (è il miglior sistema per evitare problemi di rivalità tra i due violinisti di un quartetto d’archi). Il video propone invece la visione di un violista dell’Orchestra della Radio di Stoccarda (da 0:59) anch’egli strumentista al contrario.

Aside Paul McCartney, did you ever see a left-handed instrumentalist or conductor of an orchestra at work? Among the pianists left-handedness is fairly widespread (Rachmaninov, Horowitz, Rubinstein among historical interpreters, Andsnes and Grimaud among the contemporaries), but hardly recognizable. Even among the string players is quite rare to see a left-handed instrumentalist who takes the instrument “opposite”. Generally left-handers are taught to “steer” the instrument in the same way as the right-handed (my old classmate Duccio). History of performers remember the violinist Rudolf Kolisch (founder member of the Kolisch Quartet and the later of the Pro Arte Quartet) forced by an accident in his youthness to learn playing his instrument with the right hand on the keyboard: the photo below shows the different arrangement of the Kolisch Quatett due to his special sealing of the instrument. Brother in law of Schoenberg, Kolisch was in a very close relationship with the father of the dodecaphony for all his life: it is the Kolisch Quartet to record (though privately) the complete string quartets of Schoenberg in the ’30s directly prepared by the author himself. Another peculiarity of Kolisch Quartet was the habit of exchange the “seat” between the two violinists, a fairly rare practice shared in modern times by Emerson Quartet (this is the best way to avoid problems of rivalry between the two violinists of a string quartet) . The video offers instead the vision of a violist of the Stuttgart Radio Symphony Orchestra of ( from 0:59) also a reversed instrumentalist.

Per quanto riguarda i direttori d’orchestra i mancini “naturali” sono abbastanza rari da vedere calcolando che il 10% della popolazione possiede questa peculiarità. Per tradizione e comodità sin dal periodo dell’apprendistato i mancini vengono spinti a dirigere impugnando la bacchetta con la mano destra. Esempio storico di questa abitudine è stato Siegfried Wagner (figlio di Richard, compositore in proprio e direttore d’orchestra) mancino per nascita, direttore d’orchestra “normale” per studio. In effetti il problema riguardante la percezione di un direttore d’orchestra mancino è puramente di abitudine. Non esiste infatti una necessità di ribaltare tutta la disposizione orchestrale come qualcuno afferma per evitare l’oscuramento della battuta a determinate sezioni. Anche un direttore destro può nascondere la battuta a parte dell’orchestra se i suoi movimenti non partono dal presupposto che il suo lavoro consiste nel rendere facile per tutti seguirlo. Per diretta esperienza lavorare con un direttore mancino è un problema di abitudine. Automaticamente l’occhio di uno strumentista va al braccio destro per controllare l’appiombo ritmico, ma bastano un minimo di sforzo e poche ore di prove per venire a patti con la particolarità. Inoltre l’utilizzo della bacchetta da parte del direttore è d’aiuto, come dimostra il confronto diretto trai due video di Donald Runnicles che dirige senza questo prezioso ausilio l’Idillio di Sigfrido (con la BBC Scottish SO ai Proms del 2012) e di Paavo Berglund per un grandioso Tapiola di Sibelius (Finnish Radio SO 1992).

What about for the conductors? “Natural” lefties are quite rare to be seen by calculating that 10% of the population has this peculiarity. By tradition and comfort since the period of apprenticeship lefties are forced to direct holding the stick with the right hand. Historical example of this habit was Siegfried Wagner (son of Richard, composer and conductor fro his own) left-handed by birth, “normal” conductor by study. In fact, the problem with the perception of a left-handed conductor is purely an habit. There isn’t indeed a need to overturn the entire orchestral arrangement as someone says to avoid the darkening of the beating to certain sections. Even a right-handed conductor can hide the beating to part of the orchestra if his movements do not assume that his job is to make it easy for everyone to follow the stick. For direct experience working with a lefty director is a problem of habit. Automatically the eye of an instrumentalist goes tp the right arm to control the rhythmic aplomb, but it only takes a minimum of effort and a few hours of rehearsing to come to terms with the particularity. Furthermore, the use of the wand by the conductor is an help, as evidenced by the direct comparison between this two videos: Donald Runnicles who heads without this valuable aid the Siegfried Idyll (with the BBC Scottish SO at the Proms in 2012) and Paavo Berglund for a great Sibelius’s Tapiola (Finnish Radio SO 1992).

La violinista canadese Chantal Juillet ricorda l’incontro con il compositore polacco Krzysztof Penderecki in occasione di una tournée con il suo Secondo Concerto per violino. La sera del debutto Penderecki le si avvicinò ricordandole bruscamente di ricordarsi di lasciargli spazio per evitare di essere colpita dalla bacchetta tenuta con la mano sinistra. La solista ricorda come la cosa invece di rassicurarla ottenne esattamente l’effetto opposto e solo verso la fine della tournée il reiterarsi dell’avviso divenne una sorta di gioco tra lei e il compositore.

The Canadian violinist Chantal Juillet remembers the meeting with the Polish composer Krzysztof Penderecki during a tour with his Second Violin Concerto. The opening night Penderecki approached abruptly reminding her to give him room to avoid being hit by the stick held with the left hand. The soloist recalls how the thing instead of reassuring got exactly the opposite effect and only towards the end of the tour the constant repetition of the notice became a kind of game between her and the composer.

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