Ascoltare le registrazioni: le orecchie sole non bastano (Parte I)! Listen to your recordings: the ears are not enough (Parte I)!

Quali sono le caratteristiche principali di una bella registrazione? Ovvero come la si riconosce una bella registrazione da una brutta? Ovvero come faccio a capire se il solito amico audiofilo capisce davvero qualcosa oppure, come è più probabile, no? Ovvero, ma se ascolto su un compattone di plastica, come faccio a capire qualcosa?
Cominciamo con il rispondere all’ultima domanda: una bella registrazione resta bella su qualsiasi oggetto la suonate. Ovviamente più l’oggetto suona bene più il piacere sarà completo. La cosa importante è comunque cercare di ottimizzare il vostro impianto per trarne tutte le qualità. Per questo vi consiglio di dare un’occhiata ai vecchi post dedicati al palcoscenico sonoro.
What are the main features of a good recording? Or, how do you can recognize a good recording from a bad? Or, how can I discover if my audiophile lover friend really understands something or, as is more likely, no? Or, if I listen to it on an all in one plastic player, how do I figure something out?
Let’s start by answering the last question: a beautiful recording is beautiful on any reproducing object. Obviously, the more the object sounds good more complete will be the pleasure. The important thing is to optimize your system to draw all the quality from it. For this I recommend you to take a look at the old posts dedicated to the soundstage.

A questo punto siamo pronti per affrontare i parametri che costituiscono i tratti salienti di una registrazione: ricostruzione dell’ambiente, ampiezza della resa dinamica e completezza dello spettro delle frequenze. Sono tre parametri fondamentalmente “scientifici” (dinamica e frequenza possono essere misurate, il palcoscenico sonoro ha un’evidenza immediatamente palpabile) dalla cui interazione il nostro orecchio desume “sensazioni” di tipo qualitativo come la verosimiglianza timbrica, la precisione del dettaglio e l’impatto fisico della registrazione.
At this point we are ready to deal with the parameters that constitute the salient features of a recording: reconstruction of the ambience, the amplitude of the dynamic range and completeness of the frequency spectrum. This three parameters are basically “scientific” (dynamic and frequency can be measured, the sound stage has an immediately palpable evidence) whose interaction inferred our ear “feelings” of a qualitative nature as the likelihood of timbre, the precision of detail and the physical impact of the recording.

Stokowski
Un palcoscenico sonoro piuttosto affollato: Mahler Sinfonia n.8 “dei Mille” (Leopold Stokowski, Philadelphia)
A soundstage rather crowded: Mahler Symphony n.8 “Thousand” (Leopold Stokowski, Philadelphia)

Cominciamo con la resa dell’ambiente. Per quanto possibile, facendo affidamento sui file a bassa definizione di You Tube, provate ad ascoltare la differenza tra la resa ambientale delle due registrazioni seguenti. Si tratta di Marte da I pianeti di Holst diretti di Steinberg incisi a Boston agli inizi degli anni ’70 e quelli di Karajan digitali con i Berliner anni ’80. Contrariamente alle aspettative il palcoscenico sonoro migliore (più ampio e dettagliato dal punto di vista della disposizione degli strumenti nello spazio acustico virtuale) è quello offerto dalla registrazione analogica e non quello digitale dei primi anni ’80. La mia sensazione è che il video di Karajan usi l’audio della ristampa de I Pianeti nella serie Karajan Gold, perché posso notare un leggero miglioramento rispetto alla disastrosa versione originale su Cd che fa parte della mia collezione personale.
Let’s start with the reconstruction of the ambience. As much as possible, relying on You Tube’s low-definition file, try listening to the difference between the ambience of the two recorded performance in the links below. The music is Mars from Holst’s The Planets direct Steinberg graved in Boston in the early 70’s and Karajan’s digital recording with the Berlin from the early 80s. Contrary to expectations the better soundstage (more comprehensive and detailed from the point of view of the distribution of the instruments in the virtual acoustic space) is the one offered by the analog recording. My feeling is that Karajan’s video use the audio from the Karajan Gold reprint of The Planets, because I can notice a slight improvement over the disastrous original version on CD that is part of my personal collection.

L’ascolto ravvicinato delle due tracce dovrebbe avervi reso estremamente chiaro come il palcoscenico sonoro, pur non essendo un dato assoluto, ha un’evidenza concreta quando il nostro cervello ha imparato a… decodificare il messaggio! Per quanto non possa essere realistica in senso assoluto una bella registrazione dovrebbe proporre un’immagine sonora il più possibile naturale con
strumenti disposti in modo riconoscibile in uno spazio sonoro che nei casi più eclatanti arriva a disporre di tre dimensioni. Domani cercheremo di capire come si riconoscono gli altri parametri.
The close listening of the two tracks should have made you ​very clear how the sound stage, while not a scientific figure, has concrete evidence when our brain has learned to… decode the message! As it may not be realistic, in the absolute sense, a beautiful recording should propose a sound image as natural as possible with instruments arranged in a recognizable sound space that in the most extreme cases get to have three dimensions. Tomorrow we will try to understand how to comprehend the other features.

RC

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