Ho preso il ritmo…. sarà grave? (Parte II) / I catched the rhythm …. it’ll be serious? (Part II)

Ripartiamo da dove ci siamo fermati ieri. Siete riusciti a riconoscere il nostro inciso ritmico più o meno nascosto nelle pieghe della sinfonia? Eccovi qualche aiuto: da 8:54 (Andante con moto), sotto al tema dei legni prima e della trombe poi gli archi fanno delle terzine di accompagnamento che sono ritmicamente legate all’inciso iniziale della sinfonia.19:36 (Allegro) il richiamo dei corni dovrebbe essere facilmente riconoscibile anche dal punto di vista tematico oltre che ritmico; lo stesso da 23:38 in avanti nel lungo ponte che collega il terzo al quarto movimento e di particolare suggestione la sua evocazione ectoplasmastica da parte dei timpani da 24:40 che guida all’erompere dell’Allegro conclusivo. Tutto molto semplice in fondo.
Start out from where we left off yesterday. Were you able to recognize the rhythmic detail more or less hidden in the folds of the symphony? Here’s some help: from 8:54 (Andante con moto), under the theme of wood first and then trumpets the strings make a triplet accompaniment that is rhythmically related to the initial triplet of the symphony.19: 36 (Allegro) the call of the horns should be easily recognizable even by thematic point of view as well as rhythmic. The same easily recognition from 23:38 onwards in the long bridge that connects the third to the fourth movement, and particularly suggestive is the gosthly appareance in the timpani from 24:40 that drive to the break out of the final Allegro. All very simple at the bottom.

Veniamo a qualcosa di più contemporaneo e, suo malgrado, coinvolto! Posto che il brano in questione mi piace per la sua energia coinvolgente e trascinante, e per il messaggio verbale che trasmette (semplicistico? Forse, ma è una canzone non un trattato di sociologia o filosofia!): siamo cattivi e analizziamo la sua struttura ritmica e melodica. Ritmicamente il brano è basato su una figurazione ripetuta ossessivamente lungo tutta la composizione (una sorta di riff rock fatto però con le percussioni e non con le chitarre) piuttosto semplice ed efficace che, spostando l’attenzione dell’ascoltatore sul tempo debole della battuta, comunica un forte impulso in avanti. La linea vocale a parte per il ritornello l’ombelico del mondo è un parlato ritmico su una sola nota (rap?)che ovviamente serve a concentrare l’attenzione dell’ascoltatore sul messaggio verbale senza distrarlo con la piacevolezza di una melodia.Tralascio volutamente gli inserti tematici dei fiati e le improvvisazioni in stile etnico (proprie di questa esecuzione live) perchè non attinenti alla questione ritmo!
Now we come to something more contemporary, and despite himself, involved! Given that I like the song in question for its energy engaging and compelling, and the verbal message that transmits (simplistic? Maybe, but it’s a song not a treatise on sociology or philosophy!). Wahtever let me be mean analyze its rhythmic and melodic structure. Rhythmically the song is based on a figure repeated obsessively throughout the composition (a sort of rock riff played with percussion and not with guitars) rather simple and efficient. It move the listener’s attention on the weak beat of the bar, communicates a strong forward momentum. Except for the refrain part: the vocal line in the song is a spoken rhythmic on a single note (rap?), which obviously serves to focus the listener’s attention on the verbal message without being distracted with the pleasure of a melody. I leave the brass thematic inserts and improvisations in ethnic style (characteristic of this live performance) because not relevant to our matter of discussion!

Di cosa ci accorgiamo? Che Beethoven usa il ritmo allo stesso modo in maniera propulsiva, ma più variata e creativa: nascondendolo, modificandolo in modo che l’orecchio di chi ascolta lo percepisca solo come elemento del tutto musicale. Preferite l’immediatezza, l’evidenza e la semplicità del messaggio sonoro di Jovanotti? Pensate che in fondo la musica di un compositore morto da un paio di secoli non abbia più nulla da comunicarvi? Non penso che dobbiate vergognarvi, ma vorrei farvi scoprire come nella sua lunga evoluzione la musica ha già proposto tutto questo da molto tempo.
Il concetto di parlare in maniera ritmica e intonata non è stato inventato dai rapper americani, ma intorno agli anni ’20 del secolo passato da due compositori austriaci: Arnold Schoenberg ed Ernest Toch. Se il “cantar parlato” del primo possiede ancora valenze espressive e maggior vicinanza con il mondo musicale, il secondo usa proprio la parola parlata come fondamento di strutture musicali e ritmiche.
What do we see? That Beethoven uses rhythm in the same propulsive way, but more varied and creative: hiding it, modifying it so that the ear of the listener perceive it only as an element of all music. Do you prefer the immediacy, the evidence and the simplicity of the message of Jovanotti sound? Do you think that in the end the music of a composer who died a couple of centuries has nothing more to tell you? I do not think you need to be ashamed, but I want you to find out how, in its long evolution, music has already proposed this a long time ago.
The concept of speaking in a rhythmic tune was not invented by the American rappers, but in the ’20s of the last century by two Austrian composers Arnold Schoenberg and Ernest Toch. If the “sing talk” of the first still has expressive values ​​and greater proximity to the musical world, the second uses the spoken word as the foundation of musical and rhythmic structures.

Vi mancano le percussioni? Eccovi accontentati. Siamo all’inizio degli anni ’70 e il tedesco Carl Orff (quello dei Carmina Burana che tutti conosciamo dalla colonna sonora del film Excalibur https://www.youtube.com/watch?v=UoIKhg5d7G0) se ne esce con una composizione sul Giudizio Universale dal titolo suggestivo: De Temporum Fine Comoedia. La prima esecuzione assoluta al Festival di Salisburgo porta la firma direttoriale dello zio Herbie e quello che potete ascoltare qui è un breve ma significativo estratto che evidenzia il risultato ossessivo e angosciante ottenuto da Orff mescolando parola e ritmo.
Do you miss the percussion? Here they are. We are in the early ’70s and the German Carl Orff (the author of Carmina Burana that we all know from the soundtrack of the film Excalibur https://www.youtube.com/watch?v=UoIKhg5d7G0) comes out with a composition on the Last Judgement by the suggestive title: De Temporum Fine Comoedia. The first performance at the Salzburg Festival bears the directorial signature of uncle Herbie and what you hear here is a short but meaningful excerpt which shows the obsessive and distressing result obtained from Orff’s stirring words and rhythm.

Come ho già sottolineato la struttura ritmica dell’Ombelico del mondo è assai semlpice e lineare, in realtà la musica ha conosciuto ben altre complessità. Pensiamo alla sovrapposizione di ritmi differenti della Sagra della Primavera di Stravinskij, ad esempio, ma per farvela facile e non allontanarci dal mondo della percussione ecco qui tre suggerimenti di ascolto che dovrebbero rendere evidente il grado di complessità raggiungibile. Partiamo con il solo di un grande batterista jazz come Gene Krupa da un video del 1967 (Big noise from Winneka il titolo della composizione), per passare a due lavori di Xenakis: Rebonds a è un brano del 1989 per un percussionista solo basato sul concetto matematico della sezione aurea che si sviluppa in un crescendo progressivo dall’inizio alla conclusione come una sorta di fiume in piena. Peaux, movimento per strumenti a perscussione “a pelle” tratto da Pleiades è una brano di grande complessità ritmica che mostra in maniera inequivocabile a che livello di sovrapposizione di ritmi differenti e contrastanti possa arrivare il genio di un grande compositore.
As I have already emphasized the rhythmic structure of the song l’Ombelico del mondo is very simple and linear, in fact the history of music has known other complexity. Think about the superposition of different rhythms of Stravinsky’s Rite of Spring, for example, but to let you all easy and do not turn away from the world of percussion here are three tips that should make it obvious only by listening the degree of complexity attainable. Let’s start with the great jazz drummer Gene Krupa in a 1967’s video (Big noise from Winneka the title of the composition), and then move to two works by Xenakis: Rebonds a is a song in 1989 for a solo percussionist based on the mathematician concept of the golden section that develops in a gradual crescendo from the beginning to the conclusion as a sort of river flood. Peaux, it’s a movement for “skin” percussion instruments taken from Pleiades. It is a piece of great rhythmic complexity that shows unequivocally how high can get the genius of a great composer in the degree of overlap different and conflicting rhythms.

Modi di “apprendere” il significato del ritmo ce ne sono tanti come dovreste aver capito. La canzone di Jovanotti grazie alla sua semplicità può essere utile per iniziare. Certo è che da Jovanotti in poi la strada è lunga e le vette stanno da tutt’altra parte e non necessariamente nella musica classica ma direi preferibilmente nel jazz!
There are many ways to “learn” the meaning of Rhythm, like you should understand now. Jovanotti’s song due to its simplicity it may be useful to start. What is certain is that by Jovanotti, the road is long and the peaks are somewhere else and not necessarily in classical music but I would say preferably in jazz!

RC

2 risposte a “Ho preso il ritmo…. sarà grave? (Parte II) / I catched the rhythm …. it’ll be serious? (Part II)

  1. Grazie per la straordinaria lezione!!🙂

    • La cosa è reciproca, perché come avrai capito i miei interessi musicali sono spostati più avanti nel tempo e i tuoi post mi servono tutte le volte per ricordare che c’è molta musica (e molto bella), senza cui quello che ascolto abitualmente non esisterebbe!

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