Ho preso il ritmo…. sarà grave? (Parte I) / I catched the rhythm …. it’ll be serious? (Part I)

Non sono interessato a entrare nella polemica legata alle affermazioni di un giovane artista che in questi giorni stanno movimentando il mondo musicale italiano ma, piuttosto, spiegare cos’è questo ritmo di cui si va parlando! Partiamo da un primo concetto di base: il ritmo è il fondamento stesso della vita. Prima ancora di nascere noi siamo avvolti da un ritmo che è quello del battito cardiaco di nostra madre, cui fa eco il nostro. Crescendo siamo talmente abituati ad averlo come sottofondo costante, che non lo notiamo neanche, ma il nostro battito cardiaco, con il suo ritmo, è un fedele compagno fino al momento in cui cessando di battere segna la nostra morte! In musica, come spiega la Garzantina (teniamoci sul semplice), il ritmo è una dimensione della musica attinente all’organizzazione della durata dei suoni. Questa organizzazione della durata dei suoni ha subito un’evoluzione nella musica occidentale dal periodo greco-romano ai giorni nostri. Partiamo dai greci, perchè sono i primi sostanzialmente a tramandarci dei trattati scritti in cui spiegano la loro teoria musicale.
I’m not interested in getting into the controversy related to the claims of a young artist that in these days are enlivening the Italian musical world, but rather to explain what is rhythm! Let me start from a first basic concept: the rhythm is the foundation of life itself. Even before birth we are surrounded by a rhythm that is the heartbeat of our mother, echoed by ourself. Growing up we are so used to him as a constant background that we do not notice it either, but our heart beat, with its rhythm, is a faithful companion until the moment ceasing to beat it marks our death! In music, as explained in the music dictionary (let’s keep it simple), the rhythm is a dimension of music concerning the organization of the duration of the sounds. This organization of the duration of the sounds has evolved in Western music from the greek-roman period to the present day. Let’s start by the Greeks, because they are substantially the first to write down treaties in which they explain their music theory.

Quindi, qualsiasi composizione di musica occidentale dalla fine del 1500 circa in poi condivide una struttura ritmica basata su una concezione del ritmo “percussiva” e ricorrente. Percussiva chiederete voi? Ma io non sento il ritmo dei tamburi quindi cosa centra la percussione? C’entra perchè nell’evoluzione della musica si parte da una concezione ritmica basata sulla metrica verbale poetica (nei greci), che nel gregoriano comincia già a trasformarsi in una concezione più ibrida. Alla base del ritmo gregoriano c’è un tempo primo fondamentale su cui si sviluppano melismi che seguono l’accentazione propria del testo.
So, all the composition of Western music from the late 1500s on shares a rhythmic structure based on a conception “percussive” and recurrent of rhythm. Percussive ask you? But I do not feel the drums and the hits of their percussion! Will, it does because the evolution of the music starts from a concept based on the metric verbal poetic rhythm (in greek), which in the Gregorian already beginning to turn into a more hybrid concept.. At the base of the Gregorian rhythm there is a first fundamental accent from which develop melismata that follow text accentuation.

Col passaggio ai polifonisti prima e in maniera ancora maggiore con l’avvento della melodia accompagnata si passa a scansioni ritmiche basate su unità metriche uniformi che presentano accentazioni costanti. Si crea la battuta: una “cellula” destinata a contenere una certa quantità di tempo musicale ritmicamente scandito. Siamo nell’ambito della matematica: una battuta di quattro/ quarti contiene quattro note da un quarto, otto note da un ottavo o due note da 2 quarti di durata. La durata temporale del quarto è definita da un’indicazione metronomica (il metronomo altro non è che un “orologio” che può variare la sua velocità di rintocco) che può essere espressa, ad esempio, come un quarto = 60. In questo caso noi suoneremo le note della nostra composizione basandoci sul fatto che ogni rintocco del metronomo corrisponde a una nota da un quarto, due note da un ottavo, quattro da un sedicesimo. Possiamo anche decidere di suonare una sola nota che “copra” tutta la durata della nostra battuta: avremo quindi una nota di quattro/ quarti che noi suoneremo per il tempo necessario al nostro metronomo di emettere quattro rintocchi.
In questo breve video, Georg Solti spiegando a Dudley Moore l’utilizzo del metronomo in fase di studio di una partitura, ci fa anche capire la relazione tra la velocità del metronomo e la velocità d’esecuzione di una composizione.
With the transition to polyphonists first and then in an even greater manner with the advent of the melody accompanied you switch to a rhythmic based on metric units which possess uniform constants accentuations. The bar is created: a “cell” that contain a certain amount of musical time rhythmically articulated. We are in mathematics: a bar of four / quarter contains four crotchets or eighth notes if they are quavers and only two if they are minims. The temporal duration of the crotchets is defined by a metronomic indication (the metronome is nothing other than a “clock” that can vary its speed of chime) that can be expressed, for example, as a crotchet = 60. In this case, we’ll play the notes of our composition knowing that each chime of the metronome corresponds to a crothchet note, two quavers notes, four semiquaver. We can also choose to play a single note that “covers” the entire duration of our bar, then we will have a note of four crotchet (called semibreve) that we’ll play for as long as necessary for our metronome to output four chime.
In this short video, looking Georg Solti explaining to Dudley Moore the use of the metronome in the study phase of a score, it also makes us understand the relationship between the speed of the metronome and the playing speed of a composition.

Facciamo un esempio pratico a questo punto. Prendiamo una serie di battute di due quarti… diciamo 502 e riempiamole di note da eseguirsi a 54 battute al quarto: avremo quella che possiamo chiamare una voce all’interno di una composizione. Se a questa “linea” musicale ne sovrapponiamo altre 11 in relazione con la prima e siamo dei geni musicali come Ludwig van Beethoven ecco quello che possiamo creare.
Let’s take a practical example at this point. Take a series of two crotchet bars … 502 (so to say) and fill them of notes to be performed at 54 beats per crotchet. Now we will have something we can call a single voice within a composition. Then if to this “line” of music we superimpose another elevenths in connection with the first and we are musical geniuses like Ludwig van Beethoven here’s what we can create.

Ho scelto la Quinta di Beethoven perchè è una composizione in cui la cellula ritmica germinale (il famoso Ta-Ta-Ta – Taaaa!) viene utilizzata in maniera intensa nel corso di tutta la sinfonia da parte dell’autore. La visualizzazione grafica offerta dal link gentilmente offerto da you tube vi dovrebbe permettere di seguire quanto ossessivamente ritorni questa cellula tematica anche se le vostre orecchie poco allenate non dovessero riuscire effettivamente a riconoscerla all’interno della sonorità complessiva.
Come potete vedere a Beethoven non manca il ritmo. Il problema è creato dalla complessità della struttura musicale beethoveniana che stratificando più segnali gioca con le orecchie dell’ascoltatore sfidandolo a seguire più informazioni allo stesso momento.
I chose Beethoven’s Fifth because it is a composition in which the rhythmic germ cell (the famous Ta-Ta-Ta – Taaaa!) is used intensively throughout the symphony bythe authior. The graphical display offer from the link you tube’s kindly offered should allow you to follow this obsessively thematic cell even if your untrained ears should not actually be able to recognize it within the overall sound.
As you can see Beethoven doesn’t lack of rhythm. The problem is created by the complexity of Beethoven’s musical structure that layering multiple signals distract the listener’s ears daring him to follow more information at the same time.

Domani approfondiremo ulteriormente la nostra comprensione. Nel frattempo provate ad ascoltare tutta la Quinta di Beethoven trovando tutte le volte che usa il ritmo di tre note consecutive.
Tomorrow will deepen further our understanding. In the meantime, try to listen to all Beethoven’s Fifth finding all the times he uses the pace of three consecutive notes.

RC

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