Le ultime registrazioni di Karajan: sguardo sull’anima di un interprete (parte I)./ Karajan’s last recordings: look on the soul of an interpreter (part I).

karajan
Non molti giorni fa, parlando delle integrali sinfoniche beethoveniane di Karajan, ho ricordato come le ultime due registrazioni anni ’80 (quella audio per DGG e quella video per Sony) sono legate al periodo più difficile per Karajan: la malattia, da una parte, con tutte le sue implicazioni riguardanti la perdita di energia e la capacità di movimento, e il progressivo deterioramento dei rapporti con i Berliner Philharmoniker (la sua “creatura” sonora) dall’altra. Dopo trent’anni di “matrimonio” in fondo non è così strano che un direttore e la sua orchestra comincino a non sopportarsi più. A mia memoria l’unico direttore capace di reggere 40 anni di relazione senza grossi problemi è stato Eugene Ormandy con la Philadelphia Orchestra, mentre i casi opposti sono assai più frequenti basta pensare alla voglia di zaricidio da parte della Filarmonica di Leningrado nei confronti di Evgenij Mravinskij, la repentina crisi tra Riccardo Muti e l’Orchestra della Scala o il caso limite di Gerard Schwarz e della Seattle Symphony Orchestra arrivato addirittura sui giornali e nelle aule di tribunale.
Not many days ago, talking about Karajan’s complete recording Symphonies of Beethoven, I remembered that the last two from the 80s (DGG for the audio and Sony for the video) are linked to the most difficult period for Karajan: the disease on the one hand with all its implications concerning the loss of energy and the ability to move, and the progressive deterioration of relations with the Berlin Philharmonic (his sound “creature”) on the other. After thirty years of “marriage” generally is not so strange that a director and his orchestra begin to mutually hate themselves . In my memory the only director capable of holding a 40-year relationship with no major problems is Eugene Ormandy with the Philadelphia Orchestra, while the opposite cases are much more frequent: think about the desire to kill the zar by the Leningrad Philharmonic against Yevgeny Mravinskij, the sudden crisis between Riccardo Muti and the Orchestra of La Scala or the extreme case of Gerard Schwarz and the Seattle Symphony Orchestra arrived even in the newspapers and in the courtroom.
1987
Tornando a Karajan dobbiamo però anche ricordare come le liti con i Berliner abbiano portato a un riavvicinamento discografico con i Wiener Philharmoniker, consentendoci di ascoltare una serie di registrazioni straordinarie che generalmente definisco l’estate indiana di Karajan. Si tratta del mitico Concerto di Capodanno del 1987: uno straziante gioco di specchi tra Eros e Thanatos, impersonati dalla sensualità quasi morbosa della lettura musicale di Karajan e dall’immagine di un uomo ormai veramente prossimo alla fine solo sul podio con la “sua” musica.
Returning to Karajan we also need to remember that the quarrels with the Berliner have led to a discographic rapprochement with the Vienna Philharmonic, allowing us to listen to a series of extraordinary recordings that generally I define as Karajan’s Indian summer. The legendary New Year’s Concert 1987: a harrowing game of mirrors between Eros and Thanatos, embodied by Karajan’s morbid sensuality of musical reading and the image of a man, now really coming to his end, lonely on the podium with his music.

Questa “danza” di Karajan intorno alla propria fine la ritroviamo in maniera ancora più esplicita nella Morte d’Isotta del live salisburghese del 1987 (Karajan muore due anni dopo nel 1989, non è come qualcuno afferma il suo ultimo concerto, quindi!) con Jessye Norman. Qui il richiamo al binomio Morte e Amore è addirittura esplicito , ma anche gli altri brani del programma (Ouverture del Tannhäuser, Idillio di Sigfrido e Preludio del Tristano) suonano come un commiato da parte di Karajan a partiture molto amate. D’altra parte ben conosciamo i curiosi innamoramenti vocali dell’ultimo Karajan per cantanti a dir poco discutibili, ma non questa volta! Karajan vuole andare sul sicuro e sceglie la voce più bella per il ruolo che si potesse trovare all’epoca. Lo stesso si può affermare riguardo all’ultima registrazione effettuata in studio da Karajan: la Settima di Bruckner. Incisa nell’aprile del 1989 questa lettura della Sinfonia è intrisa di una dolcezza e di una malinconia quasi dolorose che rendono assolutamente evidente la consapevolezza dell’interprete come quella sarebbe stata l’ultima volta per lui e la Settima di Bruckner.
bruckner
We find this Karajan dance” around his end even more explicit in the Salzburg’s live of the Death of Isolde’s with Jessye Norman from 1987 (Karajan died two years later in 1989, it’s not like someone says his last concert, then!). Here the reference to the binomial Death and Love is even explicit, but also the other composition of the program (Tannhäuser Overture, Siegfried Idyll and Tristan act 1st Prelude) sound like a farewell by Karajan to scores very beloved by him. On the other hand we know well the curious vocal falling in love for questionable singers by the last Karajan, but not this time! Karajan want to play it safe and choose the most beautiful voice for the role that he could find at the time. The same can be said about the last studio recording made by Karajan: the Bruckner Seventh. Engraved in April 1989 this reading of the Symphony is imbued with a sweetness and an almost painful melancholy that make absolutely clear the awareness of the interpreter that this would be the last time for him and Bruckner’s Seventh.

A queste interpretazioni personalmente aggiungo anche il disco registrato con i Berliner nel novembre del 1985 che presenta un programma straussiano comprendente i Vier Letzte Lieder , il monologo conclusivo della Contessa di Capriccio, la Mondscheinmusik (stessa opera) e il lieder Die heiligen drei Könige aus Morgenland. Se è vero che la voce e il modo di cantare di Anna Tomowa – Sintow non è forse il meglio che la storia della registrazione ci abbia tramandato, è però innegabile che l’accompagnamento di Karajan qui raggiunge, per la prima volta dopo l’inizio della malattia, un’intensità di canto e una solarità di espressione addirittura dolorose. Partite dall’interludio di Capriccio con la musica che sembra svolgersi fluttuando davanti alle nostre orecchie senza peso e ritmo e poi passate agli ultimi lieder straussiani, abbaglianti per la solarità del colore orchestrale e straordinari anche nelle loro imperfezioni (inaudito, per una registrazione in studio di Karajan, la perdita d’insieme con la solista in Beim Schlafengehen!). Concludete tutto con il monologo finale di Capriccio, dove a onor del vero, Tomowa – Sintow non mi sembra abbia molto da invidiare per espressione e linea di canto alle interpreti di riferimento della discografia Elisabeth Schwarzkopf (Sawallisch, EMI) e Gundula Janowitz (Böhm, DGG).
strauss
Personally I add to these interpretations the recorded disc with the Berliner Philharmoniker in November 1985 which presents a Strauss selection with Vier Letzte Lieder, Capriccio final monologue, Mondscheinmusik (same opera) and Die heiligen aus drei Könige Morgenland lieder. If it is true that Anna Tomowa – Sintow’s voice and way of singing are perhaps not the best that recording history has handed down to us, however, is undeniable that the accompaniment of Karajan reaches here, for the first time after the start of the disease, an intensity of song and a brightness of expression even painful. Start to listen from Capriccio interlude with music that seems to unfold in front of our ears floating weightless and rhythmless and then move on to the last Straussian lieder, with thier dazzling radiance of the orchestral color and quite extraordinary even in their imperfections (unbelievable for a Karajan’s studio recording, the loss of togetherness with the solo in Beim Schlafengehen!). Finish all with the final monologue of Capriccio, where to be honest, Tomowa – Sintow does not seem to bark much inferior expression and vocal line to the discography reference interpreters: Elisabeth Schwarzkopf (Sawallisch, EMI) and Gundula Janowitz (Böhm , DGG).

Se dopo aver ascoltato i link aggiunti a questo post non siete riusciti a comprendere la meraviglia di quest’utimo Karajan vi suggerisco la visita da qualcuno bravo (cardiologo, psicanalista, sciamano: fate voi) che riesca a mettervi in relazione cervello, cuore e anima!
If after listening to the links added to this post you failed to understand the wonder of the latter Karajan I suggest a visit from someone good (cardiologist, psychologist, shaman: you name it) that is able to put in connection your brain, heart and soul!wagner

RC

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