Dies irae: un tema per molti compositori./ Dies irae: a theme for many composer.

La sequenza del Dies Irae gregoriano è una tema che ha acceso la fantasia di molti compositori in particolare dal romanticismo in avanti. Dall’ultimo movimento della Sinfonia Fantastica di Berlioz in poi questo tema è stato più volte utilizzato in maniera più o meno esplicita in composizioni che svariano dal grottesco al drammatico. L’autore sicuramente più ossessionato dal tema è Sergey Rachmaninov che ha trovato il modo di inserire il tema in quasi tutte le sue composizioni sinfoniche. Il suggestivo poema sinfonico l’Isola dei morti ispirato alla serie di dipinti dallo stesso titolo del pittore simbolista svizzero Arnold Böcklin lo utilizza addirittura come tema fondamentale. Rachmaninov suggestionato da una riproduzione in bianco e nero del quadro, scrive una partitura scabra dal moto ondulatorio in 5/4, che riproduce il senso di immanità drammatica comunicato dal quadro.
The sequence of the Gregorian Dies Irae is a theme that has ignited the imagination of many composers in particular from the romanticism forward. After the last movement of Berlioz’s Symphonie Fantastique, this theme has been repeatedly used in a more or less explicit way in compositions that range from the grotesque to the dramatic. The author that is definitely more obsessed by the theme is Sergey Rachmaninov who has found a way to put the Dies Irae in almost all of his symphonic compositions. The evocative symphonic poem The Isle of the Dead inspired by the series of paintings of the same title of the Swiss symbolist painter Arnold Böcklin even uses it as a key theme. Rachmaninov influenced by a black and white reproduction of the painting, writes a rough score with a wave motion in 5/4 that mimics the feeling of huge dramatic released by the painting.

Un altro autore ad aver fatto uso estensivo del tema è il francese Camille Saint Säens, che lo utilizza in maniera esplicita ma grottesca nella Danse Macabre, in maniera più nascosta nell’Allegro moderato (una sorta di Scherzo) della Sinfonia n.3 e in maniera che potremmo definire pedissequa nel Dies Irae della propria Messa da Requiem.
Another author to have made extensive use of Dies Irae’s theme is French Camille Saint Saens, who uses it explicitly but in a grotesque mood in Danse Macabre, in a more hidden way in the Allegro moderate (a kind of Scherzo) in the Symphony No.3, and finally in manner that could be called slavish in the Dies Irae of his own Requiem.


Per spostarci a tempi più recenti Shostakovich quota il Dies Irae nella Sinfonia n.14: una composizione per soprano, baritono, orchestra d’archi e percussioni dedicata a Benjamin Britten che propone testi di dedicati a meditazioni sulla morte. Il lavoro apre proprio con questo tema ai violini, ma è il penultimo movimento su testo di Rilke dedicato alla morte dei Poeti a basarsi completamente sul tema musicale.
To move to more recent times Shostakovich quote the Dies Irae in his Symphony n.14: a composition for soprano, baritone, string orchestra and percussion dedicated to Benjamin Britten offering texts dedicated to meditations on death. The work opens with this theme played by the the violins, but it is the penultimate movement (on a text by Rilke dedicated to the death of the Poets) to rely completely on the musical theme.

L’italiano Ottorino Respighi utilizza il tema verso la fine del secondo movimento delle Impressioni brasiliane dal titolo Butantan (un rettilario alle porte di San Paolo) visitato dal compositore e dalla moglie durante il loro viaggio attraverso il Brasile. La partitura evoca un’atmosfera inquietante sin dalle prime battute e dopo aver raggiunto l’apice musicale offre questo memento mori ai violini nella tessitura più acuta come una sorta di commiato.
The Italian Ottorino Respighi uses the theme towards the end of the second movement of the Brazilian Impressions titled Butantan (a reptile house on the outskirts of São Paulo) visited by the composer and his wife during their journey through Brazil. The score evokes an eerie atmosphere right from the start and after having reached the musical pinnacle shows this memento mori to the violins in the higher tessitura as a sort of farewell.

Torniamo in Russia per incontrare Nikolai Myaskovskij e la sua “trilogia” sinfonica sul Dies Irae. Il tema compare già nelle Sinfonie Quarta, Quinta, ma è nella Sesta che la sua voce si fa sentire impetuosa. Si tratta di una composizione autobiografica ispirata alla desolazione della sua città Pietrogrado subito dopo la rivoluzione d’Ottobre e cerca di esprimere le sensazioni legate all’uccisione del padre (un generale dell’esercito zarista) e alla visione del corpo morto della zia Yelikonida nel suo appartamento. Il secondo movimento e l’ultimo movimento (che prevede anche la partecipazione del coro) sono infatti ampiamente basati sul tema della sequenza.
Let’s go back to Russia to meet Nikolai Myaskovskij and his “trilogy” Symphony on the Dies Irae. The theme already appeared in the Fourth and Fifth Symphonies, but it is in the Sixth that his voice is heard impetuous. It is an autobiographical composition inspired by the desolation of his city Petrograd immediately after the October Revolution and tries to express the feelings related to the killing of his father (a general of the Tsarist army) and the vision of the dead body of his aunt Yelikonida in her apartment. The second and the last movements (which also includes the participation of the choir) are in fact largely based on the theme of the sequence.

Passando agli Stati Uniti attuali troviamo due autori per due composizioni simili seppur di consistenza e riuscita assai diversa. Il Baron Cimitiere’s Mambo di Donald Grantham è un breve brano grottesco per fiati e percussioni che propone echi bernsteiniani assai spiccati e un utilizzo piuttosto nascosto della melodia originale, mentre il Red Cape Tango della Metropolis Symphony di Michael Daugherty è un lavoro con una personalità sonora più spiccata e affascinante, e un utilizzo aperto della celebre melodia anche se alla lunga diventa leggermente ripetitivo.
Switching to the today United States we find two authors for two similar compositions although very different in texture and successful. The Baron Cimitiere’s Mambo by Donald Grantham is a short grotesque piece of music for winds and percussion that offers echoes of Bernstein’s dance compositions and use the original melody in a quite hidden way. The Red Cape Tango from Metropolis Symphony by Michael Daugherty is a significantly greater composition with a more strong and charming sound personality and an open use of the famous melody, but in the long run becomes slightly repetitive.

RC

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