Interpretare l’interprete?! Ma siamo fuori di testa?! Ovvero: come diventare critici musicali. Interpreting the interpreter?! But are we out of mind?! That is: how to become music critics.

Come alcuni sanno ho avuto una formazione musicale professionale e per un certo periodo della mia vita ho praticato la musica a livello professionale. Quindi, pur con tutti i miei limiti (più reali che eventuali!), sono stato un interprete! Avendo praticato molta musica da camera senza essere un solista mi sono sempre dovuto confrontare con le sensibilità musicali dei miei compagni di avventura. Negli ultimi anni da musicista dopo-lavorista mi sono ritrovato a prendere in mano una bacchetta direttoriale per collaborare con il direttore titolare alla preparazione dell’orchestra. Quest’ultima esperienza è ancora più destabilizzante, perché il mio compito è risolvere i problemi tecnico esecutivi della composizione, cercando di non intervenire dal punto di vista musicale: non solo non è facile, ma è praticamente impossibile! Guidare una variazione agogica (rallentando, accelerando o un cambio di tempo), realizzare un crescendo o un diminuendo, o graduare i piani sonori all’interno dell’orchestra (fare sentire in maniera maggiore o minore alcune voci della partitura) sono comunque fattori determinanti nella creazione di un’interpretazione.
Tutto questo si riverbera nel lavoro di critico discografico con una presa di coscienza che il mio punto di vista (per quanto esperto, formato e stratificato sia), non abbia alcun fondamento scientifico. Su una rivista francese del settore (non ricordo se Classica o Diapason) per alcuni dischi controversi pubblicano una doppia recensione: da una parte una stroncatura, dall’altra un inno di lode!
I had a professional music training and for a certain period of my life I have practiced music at a professional level. So, with all my limitations (any more real than that!), I was an interpreter! Having practiced a lot of chamber music without being a solo artist I have always had to deal with the musical sensibilities of my fellow adventurers. In recent years as an after-work musician I found myself picking up a baton for collaborate with the real conductor in the rehearsing of the orchestra. This experience is even more unsettling, because my job is to solve the technical problems of the composition, trying not to intervene from the musical point of view. This is not only difficult, but it is practically impossible! Driving a change of tempo (slowing down, speeding up or a change of time), create a crescendo or diminuendo, or graduate the sound levels within the orchestra (choose the importance of the inner voices of the score), however, are the determining factors in the creation of an interpretation.
All this is reflected in my work of recording reviewer with an awareness that my point of view (however expert, and formed is), has no scientific foundation. A French magazine in the industry (can not remember whether Classica or Diapason) for some controversial release publish a double Review: on the one hand a hatchet, the other a hymn of praise!

Il punto per chi recensisce è, quindi, di trasferire verbalmente al lettore tutta una serie di informazioni che dovrebbero chiarire la visione interpretativa dell’esecutore. Il lettore dal canto suo deve fare uno sforzo di immaginazione e, leggendo tra le righe, cercare di comprendere quanto il critico sta cercando di comunicare riguardo all’interpretazione in esame.
Detto in termini più scientifici: il recensore deve utilizzare un linguaggio (in questo caso un portatore di significato verbale) per descrivere un altro linguaggio (in questo caso un portatore di significato sonoro) nella speranza che una terza persona, che si suppone non abbia ascoltato il significante sonoro, comprenda correttamente il tutto. Se tutto questo vi sembra demenziale significa che non siete ancora pronti per parlare con gli alberi e aspettarvi che questi vi rispondano! In caso contrario se tutto questo vi sembra assolutamente plausibile ho un amico psichiatra che pratica sconti comitive: unitevi a me perché più siamo, meno spendiamo!
The point for the reviewers is, therefore, to transfer verbally to the reader a whole range of information that should clarify the interpretative vision of the performer. The reader on the other hand should make an effort of imagination and, reading between the lines, try to understand what the critic is trying to communicate about the interpretation in question.
Put in more scientific terms: The reviewer must use a language (in this case a bringer of verbal meaning) to describe another language (in this case a bringer of sound meaning) in the hope that a third person, which is supposed not to have heard the signifier sound, correctly understand the whole. If all this sounds insane means you’re not yet ready to talk to trees and expect that they will respond! Otherwise, if all this seems entirely plausible I have a friend who practices psychiatrist discounts groups: join me because the more we are, the less we spend!

Quali sono i requisiti fondamentali di un buono storico dell’interpretazione (termine che preferisco a critico musicale)? Ovviamente un minimo di formazione musicale non guasta, tanta passione, curiosità e un considerevole tempo speso ad ascoltare le interpretazioni più disparate. Quest’ultimo punto è una condizione fondamentale: avere un bagaglio di interpretazioni diverse nella propria memoria, è l’unico modo per poter fare dei confronti e definire i contorni musicali di un’interpretazione. Altrimenti si finisce per fare affermazioni ridicole come quella di un giovane appassionato che un giorno mi ha detto: “La Sinfonia Fantastica diretta da Gardiner è in assoluto la migliore!”…. a questo punto dovreste averlo capito che sono un bastardello con un po’ di uomo intorno e quindi ho indagato: “Ma quali altre versioni della Fantastica ha ascoltato?”. La risposta potete già immaginarla, ma sono qui apposta per riproporvela testualmente: “Nessuna!”.
Si tratta di un caso limite, d’accordo, ma il nostro mondo musicale è piccolo e che ci crediate o meno sono incappato in colleghi che scambiavano la bellezza di un brano musicale appena scoperto (la Seconda Sinfonia di Brahms) con la bontà dell’esecuzione o addirittura confondevano l’Arte della Fuga di Bach eseguita in quartetto con un quartetto per archi di Mozart!
What are the basic requirements of a good historic of interpretation (a term I prefer to music critic)? Obviously a minimum of musical training does not hurt, so much passion, curiosity, and a considerable amount of time spent listening to the most different interpretations. This last point is a fundamental condition to have a wealth of different interpretations in your brain: the only way to be able to make comparisons and define the boundaries of musical interpretation. Otherwise you end up making ridiculous claims like that of a young enthusiast who one day said to me: “The Fantastic Symphony conducted by Gardiner is absolutely the best!” …. At this point you should have realized that I am a little bastard with a few man around, so I investigated, “But what other versions of the Fantastic you have heard?”. You can already imagine the answer, but I am here just to quote for you: “No one else”.
It is a borderline case, I agree, but our musical world is small and believe it or not I stumbled upon colleagues who mistook the beauty of a piece of music just discovered (the Second Symphony by Brahms) with the goodness of the execution or even confused the Art of Fugue by Bach performed in quartet with a string quartet by Mozart!

RC

3 risposte a “Interpretare l’interprete?! Ma siamo fuori di testa?! Ovvero: come diventare critici musicali. Interpreting the interpreter?! But are we out of mind?! That is: how to become music critics.

  1. Scusa, ma qui fa d’uopo, come diceva il grande Totò, citare un aureo brano da “Le Istitutioni harmoniche” di Gioseffo Zarlino (1558):
    “…si conoscerà lo Specolatiuo esser differente dal Prattico, che quello sempre piglia il nome dalla scienza, & vien detto Musico. & questo non dalla scienza, ma dall’operare, come dal Comporre è detto Compositore;…Onde volendo sapere quello che sia l’uno & l’altro diremo Musico esser colui, che nella musica è perito, & hà facultà di giudicare, non per il suono: ma per ragione quello, che in tale scienza si contiene. Il quale se alle cose appartinenti alla prattica darà opera, farà la sua scienza più perfetta & Musico perfetto si potrà chiamare. Ma il Prattico, o Compositore, o Cantore, o Sonatore, che egli sia, diremo esser colui, che li precetti del Musico con lungo essercitio apprende, & li manda ad effetto con la voce, o col mezo di qualunque artificiale istrumento.”

  2. Argomento spinosissimo, caro Riccardo, che richiederebbe un utilizzo esclusivo del tuo sito per i prossimi dieci anni… Sono d’accordo sul fatto che il termine “critico musicale” andrebbe abolito in favore di “storico dell’interpretazione”, ma è un tantino ingombrante. Poi rimane il “musicologo” che invece dovrebbe occuparsi seriamente di cose serie. Pur avendo ascoltato il primo concerto nel 1955 e acquistato il primo disco intorno a quegli anni, ti confesso che mi sento sempre meno abilitato a esprimere giudizi critici. Descrivere sì, giudicare molto meno…

    • Mia moglie è laureta in musicologia con una tesi di analisi sui Concerti di Leonardo Leo. E’ anche il continuo confronto con lei che mi ha portato a meditare sulle nostre differenze di approccio all’ascolto musicale.

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