Artisti da scoprire: John Ogdon, il virtuoso riluttante./ Discovering an artist: John Ogdon, the reluctant virtuoso

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Era il 1996 e la storia di David Helfgott faceva il giro del mondo in un film (Shine) portando alla ribalta la storia di un caso di malattia mentale redento dalla musica.
It was 1996 and the story of David Helfgott went around the world in a movie (Shine) bringing to the fore the history of a case of mental illness redeemed by the music.

Ogdon

Qui invece ci occuperemo di un personaggio diametralmente opposto, John Ogdon: uno dei massimi virtuosi di pianoforte che il secolo appena trascorso abbia conosciuto e la sua vita artistica minata dalla malattia mentale. Nato a Manchester nel 1937 Ogdon studia piano e composizione presso il Royal College della città natale con Claud Biggs e Gordon Greene, e successivamente con l’allievo di Busoni, Egon Petri. Le cronache narrano che questo pianista dalla grande corporatura possedesse una capacità prodigiosa di lettura a prima vista tale da renderlo capace di debuttare il Secondo di Brahms praticamente a prima vista in sostituzione di un collega ammalato a Liverpool nel 1958. Nello stesso anno c’è il famoso debutto ai Proms di Londra con il mitico e gargantuesco Concerto di Busoni, mentre nel 1962 vince ex aequo con Vladimir Ashkenazy il Concorso Ciaikovskij di Mosca. La carriera internazionale che ne segue è importante, ma all’inizio degli anni ’70 la malattia (schizofrenia o sindrome maniaco depressiva secondo le fonti) gli impone una drammatica sospensione.
Here, however, we will deal with a character diametrically opposed, John Ogdon: one of the greatest piano virtuosos of the past century and his artistic life undermined by mental illness. Born in Manchester in 1937 Ogdon studied piano and composition at the Royal College of his hometown with Claud Biggs and Gordon Greene, and subsequently with the pupil of Busoni, Egon Petri. History tells us that this pianist, with a great body, possessed a prodigious ability to play at sight-reading, that enable him to make his debut in Brahms’s Second practically at first sight to replace a sick colleague in Liverpool in 1958. In the same year the famous debut at the Proms in London with the legendary and gargantuan Busoni Concerto, while in 1962 he won ex aequo with Vladimir Ashkenazy the Tchaikovsky Competition in Moscow. The international career that follows is important, but in the early ’70s illness (schizophrenia or manic depressive according to sources) imposes a dramatic suspension.

Il ritorno sulle scene tra la fine degli anni ’70 e i primi anni ’80 non è facile e comunque fino alla prematura scomparsa (nel 1989 per una polmonite) solo a tratti Ogdon sarà in grado di raggiungere nuovamente i livelli di espressività musicale del periodo migliore.
In Italia è ancora oggi sconosciuto al grande pubblico e sottostimato dalla critica che tende a relegarlo nella categoria dei virtuosi fine a se stessi. In realtà Ogdon è un virtuoso atipico nel suo tentativo di mascheramento delle proprie qualità “atletiche”. Caso emblematico è il Secondo di Rachmaninov, registrato nel periodo di maggior splendore musicale (1962) con l’accompagnamento di John Pritchard e della Philharmonia Orchestra, dove Ogdon evidenzia una paletta coloristica di grande ampiezza dinamica (che qualcuno gli nega) risolvendo molti passaggi anche virtuosistici con un tocco orizzontale definitissimo.
The comeback in the late 70s and early 80s is not easy and in any case until her untimely death (in 1989 for pneumonia) only occasionally Ogdon will be able to reach again the musical expressiveness levels of the best period.
In Italy it is still unknown to the great public and underestimated by critics that tends to relegate him into the category of the simple virtuosi. In fact Ogdon is an atypical virtuoso in his attempt to conceal his “athletic”quality. An emblematic case is Rachmaninoff’s Second Concert, recorded during the period of greatest musical splendor (1962) with the accompaniment of John Pritchard and the Philharmonia Orchestra, where Ogdon coloristic palette shows a very wide dynamic range (which someone denies) solving many virtuoso passages with a distinct horizontal touch.

Altra splendida esecuzione è il live del Concerto n.1 di Brahms che lo vede associato a Leopold Stokowski nel 1969 a New York, mentre il Concerto n.2 del 1966 con Barbirolli mostra limiti di continuità drammatica: come se momenti di “assenza” lo colpissero. E’ lo stesso limite del Concerto op.54 di Schumann registrato in studio per EMI con la direzione di Paavo Berglund: una versione magnificamente suonata, ma con scarsa partecipazione emotiva, mentre il coevo Concerto di Grieg non soffre assolutamente dello stesso problema.
Another splendid performance is the live recording of Brahms’s Concerto No.1 in which he is associated with Leopold Stokowski in 1969 in New York, while the Concerto No. 2 with Barbirolli in 1966 shows some limits of dramatic continuity, as if moments of “absence” hit him. It ‘s the same problem of the Schumann Concerto op.54 studio recording (EMI conducted by Paavo Berglund): a version played beautifully, but with little emotional involvement, while the contemporary Grieg Concerto absolutely does not suffer from the same problem.

E’ nel repertorio solistico che comunque Ogdon ha lasciato le testimonianze più significative con le sillogi lisztiane e rachmaninoviane (quest’ultima registrata nell’ultimo periodo della vita), la musica per piano solo di Alkan e l’integrale delle Sonate di Scriabin.
But it’s in the solo repertoire that Ogdon has left the most significant evidence of his artistry: the Liszt and Rachmaninov anthologies (the latter recorded in his last period of life), and the music for solo piano by Alkan and the complete sonatas of Scriabin.

Magnifico musicista da camera Ogdon ha esplorato estensivamente il repertorio a 4 mani con la moglie Brenda Lucas con particolare attenzione anche a compositori contemporanei come Messiaen e Bartok (qui ascoltiamo due estratti dalla Sonata per due piano e percussioni registrata nel 1967 con Lucas e i percussionisti Holland e Fry).
Magnificent chamber musician Ogdon has extensively explored the 4 hands repertoire with his wife Brenda Lucas with particular attention to contemporary composers such as Messiaen and Bartok (listen here two excerpts from the Sonata for two piano and percussion recorded in 1967 with Lucas and the percussionists Holland and Fry).


Una delle registrazioni di Ogdon che preferisco è, comunque, il Quintetto di Mozart K452 registrato per Decca nel 1983 con Barry Tuckwell, Dereck Wickens, Robert Hill e Martin Gatt, una versione di straordinaria musicalità inserita nell’integrale della musica per corno del compositore salisburghese realizzata dal cornista inglese.
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However, one of my favorite Ogdon’s recordings is Mozart’s Quintet K452 recorded for Decca in 1983 with Barry Tuckwell, Dereck Wickens, Robert Hill and Martin Gatt, a version of extraordinary musicality part of an integral release of the Salzburg composer’s music for horn made by the English horn player.

RC

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