Classica al cinema: Una fragile armonia./ Classical music in the movie: A Late Quartet.

a late quartet
Generalmente detesto i film sui musicisti e sulla musica! Pieni di luoghi comuni e banalità: nella maggior parte dei casi dipingono i musicisti come dei personaggi genialoidi che suonano divinamente senza mai studiare e parlano di musica in modi che non ho mai sentito praticare da colleghi.
Generally I hate movies about musicians and music! They are full of cliches and commonplaces: in most cases drawing the musician as people with brilliant but absent mind that play divinely without ever studying and talk about music in ways that I never heard using from colleagues.

A Late Quartet (Una fragile armonia) pur non essendo totalmente privo di luoghi comuni ha però qua e là momenti di realismo quasi commovente per una persona che come me ha praticato per lungo tempo la musica da camera in maniera professionale. Quando la figlia Alexandra accusa la madre di averla trascurata, tra le altre cose, per la ricerca della giusta diteggiatura di un quartetto di Haydn la problematica è di non poco conto nel lavoro di quartetto d’archi (diteggiature diverse su corde differenti producono sonorità dissimili). Anche durante l’audizione con il primo violino del quartetto viene mostrato uno spaccato sintetico, ma fedele del lavoro di studio che uno strumentista compie su vibrato, velocità dell’arco e fraseggio. Il dettaglio dei segni sulle parti strumentali è verosimile, anche se personalmente non mi sono mai dovuto segnare il nome della parte a cui passare il tema: dopo mesi e mesi di studio della parte e della partitura lo sapevo anche dormendo! Anche le dinamiche personali all’interno della formazione sono piuttosto realistiche, seppur amplificate da influenze esterne che a volte nella realtà non sussistono. La frustrazione del secondo violino nella realtà è frequentemente tale anche senza che qualcuno dall’esterno la sottolinei (una giovane ballerina di flamenco) spingendo il personaggio a chiedere l’alternanza nel ruolo di primo violino (raramente praticata, ad esempio dal Quartetto Emerson).
A Late Quartet while not totally devoid of clichés here and there, however, has several moments of realism for a person like me who has been practicing for a long time the chamber music in a professional manner. When the daughter Alexandra accuses her mother to neglect, among other things, for the search of the right fingering for a Haydn quartet: the issue is of no small importance in the work of string quartet player (different fingerings on different strings produce a dissimilar sounds ). Also during the audition with the first violinist of the quartet is shown a concise but faithful cross-section that allow to understand the work of an instrumentalist about the vibrato, bow speed and phrasing. The detail about the marks on the instrumental parts is lrealistic, although personally I’ve never had to sign the name of who in charge of the theme after me, because after months and months of study of my part and the score I knew it even while sleeping! Even the personal dynamics within the formation are quite realistic, albeit amplified by external influences that sometimes in reality do not exist. The frustration of the second violin is frequent in reality even without someone from the outside that stresses the feeling (a young flamenco dancer) by pushing the character to ask for an alternate in the role of first violin (rarely practiced, for example by the Emerson String Quartet).

Sulle note del Quartetto op.131 di Ludwig van Beethoven il film narra gli ultimi bagliori di vita di un quartetto d’archi di reputazione mondiale prossimo alla dissoluzione. Niente di strano le cronache sono piene di formazioni da camera sull’orlo di una crisi di nervi: la leggenda narra che dopo una vita passata a esibirsi insieme i membri di un celebre quartetto d’archi non si rivolgessero più la parola neanche alle prove e facessero per il resto vita completamente separata a parte i momenti di esibizione in concerto!
On the sound of the Quartet Op.131 by Ludwig van Beethoven the film tells the last rays of the life of a world-renowned string quartet next to dissolution. Nothing strange chronicles are full of chamber ensembles on the verge of a nervous breakdown: the legend tell us that after a lifetime of performing together the members of a famous string quartet were living completely separate life except for the moments of performance in concert and without talking between them… not even at the rehearsal!

Il regista Yaron Zilberman porta avanti la narrazione cinematografica con la stessa coerenza strutturale e coesione drammatica del quartetto beethoveniano che fa da sfondo (uno dei capolavori dell’ultimo periodo beethoveniano) assecondato da un quartetto di protagonisti di notevole bravura recitativa (ho il Dvd in lingua originale con sottotitoli in inglese) anche se non molto credibili come strumentisti. I più sensibili tengano un buon fazzoletto pronto per l’ultima scena perché Christopher Walken è particolarmente bravo e convincente nel suo monologo conclusivo!
The director Yaron Zilberman bring on the cinematic storytelling with the same dramatic structural coherence and cohesion of the Beethoven quartet that is the musical background of the plot (one of the masterpieces of Beethoven’s last period) assisted by a quartet of protagonists of considerable acting skill (I have the DVD in original language with English subtitles) though not very credible as instrumentalists. The most sensitive keep ready a good handkerchief for the last scene because Christopher Walken is especially good and convincing in his final monologue!

RC

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