Charles Munch: Aramis della bacchetta./ Charles Munch: Aramis of the stick.

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Il direttore d’orchestra e violinista franco-alsaziano Charles Munch (1891 – 1968) è sicuramente uno dei miei interpreti favoriti e non solo nel repertorio francese, ma anche nel classicismo beethoveniano e nel romanticismo mitteleuropeo in generale.
La sua Nona di Beethoven (RCA) è sicuramente una delle più belle ed eccitanti della discografia: graziata da un presa del suono magnifica e da un gruppo di solisti di prim’ordine (Price, Forrester, Poleri, Tozzi). Il suo Bolero di Ravel (Boston SO, RCA, non EMI!) è uno dei pochi che riesco ad ascoltare senza annoiarmi mortalmente. Il suo Mendelssohn oggi è un po’ caduto in disgrazia critica, ma io sono sufficientemente testardo da non farmi influenzare e apprezzarlo comunque, sia nelle sinfonie Italiana e Riforma, sia nel Concerto per violino (con Heifetz). Se si dovesse chiedere ad Alma sono sicuro che in questa lista metterebbe anche la Francesca da Rimini di Ciaikovskij e il Concerto per violoncello op.104 di Dvorak registrato con Gregor Piatigorsky.
La sua carriera direttoriale è abbastanza breve: Munch debutta sul podio a oltre 40 anni (grazie ai buoni aupsici economici della fidanzata), dopo una carriera spesa come solista prima alla Gurzenich Orchestra di Colonia (sotto Abendroth) e poi alla Gewandhaus di Lipsia (con Furtwängler e Walter). In effetti il dettaglio del sostegno economico familiare è abbastanza curioso se si pensa che anche Kussevitzky (suo predecessore sul podio di Boston) aveva iniziato la carriera grazie all’aiuto economico della moglie!
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The Franco-Alsatian conductor and violinist Charles Munch (1891 – 1968) is definitely one of mine favorites conductors and not only in the French repertoire, but also in Beethoven’s classicism and in Central Europe romanticism in general.
His Beethoven’s Ninth (RCA) is definitely one of the most beautiful and exciting of the discography: graced by a magnificent sound and by a group of first-rate soloists (Price, Forrester, Poleri, Tozzi). His Ravel’s Bolero (Boston SO, RCA, not the later EMI recording!) is one of the few that I can listen to without getting bored to death. Today his Mendelssohn is a bit disgraced by critics, but I’m fortunately stubborn enough to not give a damn to critics and appreciate it: in both symhponies Italian and Reformation, and also in the Violin Concerto (with Heifetz). I’m sure if you ask to Alma this list would include also Tchaikovsky’s Francesca da Rimini and Dvorak’s Cello Concerto op.104 recorded with Gregor Piatigorsky.
His conducting career is quite short: Munch made his debut on the podium more than 40 years old (thanks to the good economic help of his girlfriend), after a career spent as a soloist early in the Gurzenich Orchestra of Cologne (under Abendroth) and then at the Leipzig Gewandhaus (with Furtwängler and Walter). In fact, the detail of family economic support is quite curious if you think that Kussevitzky (his predecessor on the podium in Boston) had started his career with the economic help of his wife!

Il mio unico problema con Munch è che… non lo posso vedere! La prima volta qualche anno fa che mi è capitato di vedere un suo video (La valse di Ravel) sono rimasto impressionato dalla sua tecnica direttoriale “personale”: che in parole semplici definirei da “fiero spadaccino”!
Osservate l’inizio di questa eccitata ed eccitante Quarta di Beethoven: mi ci è voluto un po’ per comprendere che Munch non si è imbrogliato nel dare il levare all’orchestra (sembra partire e fermarsi, prima del levare più deciso!), ma che in realtà ha voluto dare tutto l’ultimo movimento di battuta all’orchestra e non solo l’ultimo ottavo (0:16 dall’inizio del video). A 3.49 un buffo modo di guidare il diminuendo di un accordo porta all’inizio di un Allegro dove la lunga bacchetta del direttore ha modo di mostrare tutta la sua flessibilità messa a dura prova dall’agitazione del braccio del direttore. Se fate attenzione noterete anche lo scarso uso della mano e del braccio sinistro da parte di Munch: retaggio di una tecnica direttoriale ottocentesca che non prevedeva l’utilizzo di questo braccio per sottolineare l’interpretazione.
My only problem with Munch is that … I cannot see him! The first time, a few years ago, that I saw one of his videos (La Valse by Ravel) I was impressed by his “personal” conducting technique, which in simple words I would describe as “fierce swordsman”!
Look at the beginning of this excited and exciting Fourth of Beethoven: it took me a while ‘to understand that Munch was not fooled into giving the upbeat at the orchestra (it looks like he start once and then a definitive time!), but that he really wanted to give all the latest quarter at the orchestra and not just the last eighth (0:16 into the video). At 3:49 you can see a funny way of driving the diminishing of the chord, launching a beginning of the Allegro where the long conductor’s baton can show all her flexibility put to the test by the agitation of Munch’s arm . If you pay attention you will notice also the less use of the left arm and hand by Munch: a tipical nineteenth-century conducting technique which did not involve the use of this arm to emphasize the interpretation.

Purtroppo non sono riuscito a trovare il video de La Valse, ma devo dire che anche questa Iberia di Debussy permette di apprezzare nuovamente l’esuberanza gestuale della bacchetta di Munch: certo elegante nella sua nonchalance (incredibili le sezioni tra 1:15 e 1:30 circa, e tra 6:55 e 7:01, quando la bacchetta ha una flessione che fa temere possa spezzarsi!), ma non stupisce che proprio alla fine dopo la conclusione in pianissimo del brano il maestgro si tocchi il braccio affaticato prima di iniziare il movimento successivo!
Unfortunately I don’t find the Ravel’s video, but I must say that also in this Debussy’s Iberia you can appreciate again the exuberant gesture of Munch’s wand: yes, elegant in its nonchalance (the footage between 1:15 and 1:30 , and between 6:55 and 7:01, when the wand has a drop that raises fears it can break!), but it is not surprising that at the very end after the conclusion in pianissimo of the movement the maestro touch his fatigued arm before starting the next movement!

Chiudiamo con un breve estratto da un tarda prova parigina della Sinfonia Fantasica di Berlioz che rende piuttosto evidente nella puntigliosità di Munch il motivo del suo successo come direttore d’orchestra e interprete.
We close with a brief excerpt from a late Paris rehearsal of the Fantastic Symphony by Berlioz which makes quite evident thanks to the meticulousness of Munch’s rehearsing skills the reason for his success as a conductor and performer.

2 risposte a “Charles Munch: Aramis della bacchetta./ Charles Munch: Aramis of the stick.

  1. Non ho trovato menzione della Sinfonia Fantastica di Berlioz edizione RCA, io la trovo “fantastica” parlandone da appassionato.

    • In realtà avevo dato per scontata la supremazia di Munch nel repertorio francese in generale e in Berlioz in particolare. Vogliamo parlare del Requiem o del Romeo e Giulietta?

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