ANDATE E INTERPRETATE: DISSE IL COMPOSITORE

Nella prima delle sue celebri lezioni concerto televisive il direttore e compositore Leonard Bernstein afferma che il termine musica classica è sostanzialmente errato. Al termine della sua analisi Bernstein giunge alla conclusione che il punto centrale nel differenziare i vari generi di musica è costituito in sostanza dalla possibilità di modificare più o meno profondamente il testo originale: nella musica “classica” questo non è consentito, in quella “leggera” che dir si voglia, sì! Qui di seguito i link you tube a un esempio particolarmente significativo di interpretazione “leggera” che riguarda la conosciuta Over the Rainbow (dal film Il mago di Oz). Il primo guida alla classica versione cantata da Judy Garland nel film, l’altra porta a un video della straordinaria cantante americana Melody Gardot che, con l’accompagnamento di un violoncellista, pone il suo marchio indelebile sulla canzone. La breve intervista alla cantante che precede l’inizio della canzone chiarisce ulteriormente il concetto che sto cercando di spiegare.

Naturalmente esistono le debite eccezioni in particolare nel campo della musica “classica contemporanea”. Ricordo per esempio che le singole parti orchestrali del Concerto per piano di John Cage possono essere eseguite con la massima libertà dagli esecutori e addirittura essere omesse: tutte tranne quella del pianoforte solista (il mio pensiero nascosto è sempre stato, ma ci voleva tanto a scrivere una Sonata per piano solo?). Battute sciocche a parte, quella che viene generalmente definita interpretazione negli ambienti di iniziati alla musica classica altro non è che l’attuazione da parte di un esecutore dello spartito scritto dal compositore.
Chiunque vi venga a raccontare di possedere la verità interpretativa o esecutiva di una qualsiasi composizione mente sapendo di mentire, oppure non sa di cosa parla! A livello puramente speculativo possiamo affermare che la verità prima e assoluta di una composizione risiede nella pagina scritta, ma già il solo scorrerla visivamente comporta un atto di interpretazione dei segni che portano a una “presa di posizione” esecutiva. Dalla scelta dello strumento nel caso delle cosiddette esecuzioni su strumenti originali passando per la definizione dell’agogica (tutto quanto riguarda il tempo con cui si esegue un brano), dei piani sonori (il differente volume sonoro delle singole linee musicali) e del fraseggio concorrono a interpretare il brano musicale. Qui di seguito il link a un video, particolarmente utile a rendere esplicito il concetto appena formulato, che propone sei esecuzioni diverse della Variazione 5 dalle Variazioni Goldberg BWV988 di Johan Sebastian Bach.

Se è il vostro primo ascolto comparato probabilmente l’unico dato che sarete riusciti a percepire è costituito dalle differenti velocità di esecuzione. Difficile che vi siate accorti come Barenboim raddoppi il tema al basso nel primo ritornello (da 2:14 in avanti) o che la brevità di Gould sia data dal fatto che non esegue i due ritornelli prescritti da Bach. Spero invece che vi siate invece accorti della buffa abitudine di Gould di canticchiare (intorno ai 3:32 del video): un vero dramma per i tecnici del suono che lo dovevano registrare!
In definitiva due cose spero di avervi trasmesso. Che l’interpretazione è un “male” necessario della musica, e che ascoltare una nuova interpretazione è un modo per rivedere un paesaggio a voi già noto con occhi assolutamente nuovi. Se prenderete la buona abitudine di non fossilizzarvi su una singola interpretazione, ma di apprenderne la maggior quantità possibile, posso assicurarvi che la vostra vita di ascoltatori appassionati sarà ricca di straordinarie avventure d’ascolto.

GO AND INTERPRETED ME: SAID THE COMPOSER

In the first of his famous television musical lectures conductor and composer Leonard Bernstein states that the term classical music is fundamentally wrong. The end of Bernstein’s analysis concludes that the central point in differentiating the various genres of music consists in the possibility to change more or less deeply the original text: a thing not allowed in “classical” music, while in “pop”, if you prefer, yes! Here are the you tube link to a particularly significant example of interpretation regarding the known song Over the Rainbow (from The Wizard of Oz). The first guide to the classic version sung by Judy Garland in the film, the other leads to a video of the extraordinary American singer Melody Gardot who, accompanied by a cellist, puts his indelible stamp on the song. The brief interview with the singer before the start of the song further clarifies the concept I’m trying to explain.

Of course there are the necessary exclusions, particularly in the field of music we can call “contemporary classical”. I remember for example that the individual orchestral parts of the Concerto for piano by John Cage can be performed with the utmost freedom from performers and even be omitted: all but one of the piano solo (my thought has always been hidden, but it took so much to write a sonata for piano solo?). Silly jokes aside, what is generally called interpretation into classical music environments of initiated is nothing more than the implementation by a performer of the music written by the composer.
Anyone who is telling to own the truth interpretation of any composition consciously lies, or does not know what it’s talking about! A purely speculative, we can say that the first and absolute truth of a composition lies in the written page, but just the mere visually scroll of the score involves an act of interpretation of the signs that lead to a “stance” executive.
The choice of instrument in the case of so-called performances on period instruments, the definition of agogica (everything to do with the time that you run a piece of music), plans sound (the sound volume of each different musical lines) and phrasing are all choice that contribute to interpret the music. Below is the link to a video that is especially useful to make explicit the concept just formulated, which offers six different runs of Variation 5 from Goldberg Variations BWV988 by Johann Sebastian Bach.

If this is your first comparative listening probably the only thing that you are able to perceive is constituted by the different speeds of the executions. I don’t think you were able to realize that Barenboim double the theme bass line in the first ritornello (from 2:14 onwards) or that the shortness of Gould is due to the fact that is not running the two repetition prescribed by Bach. I hope instead that you however noticed the funny habit of Gould of humming while playing (around 3:32 of the video): a real tragedy for the sound engineers who had to record him!
Ultimately two things I hope to have transmitted you. That interpretation is an “evil” needed by the music, and that hear a new interpretation is a way to review a landscape already known with completely new eyes. If you take the good habit of not paralyze yourself on a single interpretation, but to learn as much as possible, I can assure you that your life of passionate listeners will be full of extraordinary adventures of listening.

RC

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